Profughi con scabbia e Tbc, Tonelli (Sap): “Serve cintura sanitaria. Croce Rossa parli con colleghi malati”

06 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Profughi con scabbia e Tbc, Tonelli (Sap): “Serve cintura sanitaria. Croce Rossa parli con colleghi malati”
“Serve una cintura sanitaria per arginare il rischio”. Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap) è arrabbiato per il caso dei 50 migranti con scabbia e tbc che si sono allontanati delle strutture di accoglienza. Nella conversazione con Intelligonews lancia strali sulla “politica irresponsabile”, le condizioni in cui si muovono gli operatori di Polizia e le scelte che al netto di “ideologia e buonismo” proprio lo Stato è chiamato a fare. Con una puntura di spillo alla Croce Rossa e alla Boldrini...

Il caso dei 50 migranti con scabbia e tbc in fuga rimette al centro la questione del rischio sanitario. La gente si chiede: come è possibile che accada tutto questo? Lei cosa risponde?

«Mi stupisco che ci sia ancora chi si stupisce dell’acqua calda, cioè di cose ovvie. E’ da un anno che segnaliamo il caso. Sono andato a Pozzallo, a Mineo, a Caltagirone, a Reggio Calabria e a Taranto per rendermi conto di persona della situazione e ho cercato di far comprendere all’opinione pubblica che noi possiamo fare tutte le scelte che vogliamo ma devono essere scelte consapevoli».

In che senso? A cosa si riferisce?
«Possiamo anche andare incontro a un rischio sanitario e a un collasso strutturale perché non siamo in grado di accogliere milioni di persone per esigenza di solidarietà, l’importante è che tutti lo sappiamo. Ma se mascheriamo la verità che noi del Sap abbiamo ripetutamente denunciato sulla questione specifica, allora è un’altra cosa, è un’altra scelta. Noi abbiamo dimostrato che non esiste una cintura sanitaria perché per le persone che arrivano sono tutte richiedenti asilo, o per motivi politici o per motivi umanitari. Il punto è che non vengono ricoverati in strutture vigilate, ma in strutture aperte, non sono sottoposti alla limitazione della libertà in quanto richiedenti asilo e contestualmente non sono obbligati a sottoporsi ad accertamenti sanitari o a video-foto-segnalazione»

Sta dicendo che non c’è alcun controllo?

«Dico quello che accade: arrivano a migliaia nei luoghi di sbarco, vengono sottoposti a un controllo sanitario sommario e poi trasferiti nei centri di accoglienza. Le verifiche sanitaria sommarie non sono in grado di rilevare alcunchè se non malattie conclamate come la peste bubbonica o la lebbra. Tutte le altre, compresa la Tbc non sono rilevabili nelle condizioni in cui vengono eseguiti i controlli»

C’è poi il problema dell’irreperibilità o della fuga che in caso di persone malate fa riflettere. Come fare?

«Non scappano, se ne vanno liberamente perché non sono vincolati a nulla in quanto richiedenti asilo. Vengono accolti nei Car o nelle strutture alberghiere ma non sono limitati nella libertà, cioè non sono considerati clandestini e questa è una ‘truffaldineria’ giuridica, politica ed ideologica. Per fortuna ci sono alcune malattie – si è parlato di ebola – che hanno un periodo di incubazione prima di risultare conclamata. C’è poi da dire che il business mondiale sulle disgrazie umane è particolarmente fiorente. Vi sono dal Pakistan volo low coast per accompagnare le persone che intendono venire in Italia negli aeroporti della Libia o di altri Paesi, e in quel caso i tempi di incubazione vengono meno. Se lo fanno dal Pakistan non vedo perché non lo possano fare dalla Nigeria o dal Centro Africa»

Ma lo Stato non dovrebbe tutelare la salute di tutti?

«Non posso utilizzare le parole che riterrei più opportune per esprimere il mio pensiero perché, altrimenti, risulterei offensivo. Mi limito a definirlo un atteggiamento irresponsabile. Abbiamo una politica commissariata dai ragionieri, o volontariamente delegata ai ragionieri che ragionano, per l’appunto, solo coi numeri e non si valuta se quella cifra in un settore o in un altro è strategica per il Paese. La cifra in quanto tale è asettica. La valutazione su sicurezza e sanità non sono da meno di quelle che riguardano la scuola, settore che sta tanto a cuore al nostro presidente del Consiglio. Vi sono poi autorevoli esponenti politici come la presidente Boldrini che quando si reca nei centri di accoglienza per verificare la situazione e portare la solidarietà non gradisce vedere i miei colleghi poliziotti davanti alle strutture. E’ chiaro che chi ragiona così per coerenza di pensiero o per forma mentis, non sarà mai favorevole a limitare la libertà delle persone fino a quando non sono stati compiuti tutti gli accertamenti sanitari necessari. Anche perché, fare questo significa mettere in piedi strutture che costano e in un periodo di spending review sono stati tagliati 270 posti di Polizia sul territorio nazionale, abbiamo 18mila poliziotti in meno e 42mila in meno a livello di tutte le forze dell’ordine, la cosa non viene neanche presa in considerazione. Ma anche qui si torna al punto: la volontà e la consapevolezza di fare. Per ora siamo alla scelta di non vincolare le persone perché altrimenti di evocherebbero subito spettri del passato tipo Ellis Island a News York… Tutto ciò è un atteggiamento irresponsabile nei confronti degli operatori di Polizia che si ritrovano a operare senza una profilassi adeguata sul territorio. Noi abbiamo già avuto una ventina di poliziotti con casi di Tbc certamente collegate al tipo di attività che svolgiamo sul fronte emergenza immigrazione».

In base alla sua esperienza cosa risponde alla Cri secondo cui non c’è emergenza sanitaria?

«Chiedo alla Croce Rossa di parlare con i nostri venti colleghi che hanno fatto i conti con la Tbc. Io non sto parlando di epidemie in corso, non siamo al colera degli anni ’70. Non sto parlando di emergenza sanitaria ed epidemiologica, sto dicendo che manca una cintura sanitaria e se in maniera astratta dal Centro Africa dovesse arrivare un soggetto malato in Libia e sbarcare dopo una settimana in Italia che facciamo? Se l’epidemia va affrontata in concreto, la cintura sanitaria serve a prevenire. La Croce Rossa mi dovrebbe spiegare se nel caso che ho appena citato esiste una cintura sanitaria in Italia dal momento che queste persone possono circolare liberamente sul territorio nazionale. Se la risposta è che esiste già una cintura sanitaria, allora il prossimo 25 dicembre prendo la slitta e divento Babbo Natale»

C’è un gap legislativo? E come va colmato?
«A me non interessa il gap legislativo ma il gap della volontà. Noi in Italia abbiamo il più alto numero di leggi del mondo occidentale ma anche il più basso indice di efficienza rispetto a un’infinità di norme per nulla applicate. Non mi interessa avere la legge di bandiera, a me interessa che il sistema di determini, che si comprenda bene la questione e che in senso positivo si faccia. Quando uno vuole fare veramente, allora la legge viene da sola»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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