Partito repubblicano di Silvio? Salvini non è Fini e la Meloni non ci ricasca

06 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Partito repubblicano di Silvio? Salvini non è Fini e la Meloni non ci ricasca
Correva l’anno 2009. Più esattamente 22 marzo 2009. Nasceva il Pdl e “moriva” Alleanza Nazionale che Fini sciolse (come fece Berlusconi con Forza Italia) in quello che Ignazio La Russa (e non solo lui) dal palco della Fiera di Roma definì il “partito degli italiani”. 

Da allora sotto i ponti è passato un fiume d’acqua, spesso impetuoso, e di quell’immagine ben poco resta se non nelle istantanee dei fotoreporter. Fini e Berlusconi divorziarono dalla loro solidalizio e dal Pdl: nacque il finiano Futuro e Libertà, poco dopo tramontò il Pdl e pure il partito dell’ex presidente della Camera. Ignazio La Russa insieme a Giorgia Meloni e Crosetto presero armi e bagagli e fondarono Fratelli d’Italia. 

Oggi, dopo l’Italicum renziano col premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, il listone unico (alias partito unico) torna di moda per motivi di necessità (politica ed elettorale). La contromossa di Berlusconi alla legge elettorale di Renzi è il Partito Repubblicano modello americano. Ma a 48 ore dall’idea, ci sono già no pesanti. 

Primo fra tutti quello di Matteo Salvini che di seguire le orme di Fini e quindi di liquefare la Lega nel listone unico non ci pensa proprio. “Listone di centrodestra con Forza Italia? Mai. Non mi sciolgo in niente, non faccio il partito unico, non facciogli errori che hanno fatti gli altri”. Il leader leghista a Berlusconi manda un messaggio chiaro, anche perché ha preso in mano un partito al 4 per cento portandolo al 14: ca va sans dire che mettere a dote comunitaria il ‘tesoretto’ di consensi non è cosa agevole per lui che sta girando l’Italia (anche prendendosi uova) e le televisioni come una trottola. 

Non a caso oltre a dire che l'Italicum “fa schifo, perché i cittadini contano ancora meno di prima” ricorda che se “le regole elettorali saranno queste, la Lega si attrezzerà al gioco. Non ci fanno paura. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e se Renzi è convinto di avere già la vittoria in tasca si sbaglia di grosso”. Ragion per cui, il detto salviniano del ‘calma e gesso’ mai come in questo momento appare tanto calzante: “La Lega sta crescendo velocemente. L'anno scorso eravamo al 4%, oggi siamo stimati dai sondaggi al 14%. Non ho fretta, privilegio la coerenza. In giro per l'Italia, al Nord come al Centro e al Sud, sento che sta crescendo l'opposizione a Renzi e al suo governo. Anche se si dovesse andare al voto nel 2016, come io credo, noi siamo pronti”. 

All’eventuale ballottaggio, lui ci vuole arrivare con “il mio progetto politico, non con quello di altri. Io mi pongo il problema dei 10 milioni di elettori di centrodestra che non vanno a votare, non come fare le alleanze con Forza Italia. La Lega è la Lega. Non mi interessa il vecchio Pdl, non mi diluisco nei calderoni, non faccio progetti in base alla legge elettorale”.

Muro anche da Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che archivia la pratica così: “Non siamo disponibili alla grande ammucchiata. Ci abbiamo già provato, si chiamava Popolo delle Libertà ed è naufragato. Non si può riproporre lo stesso schema, con gli stessi limiti e difetti cambiandogli solo il nome”. 

Il conto è presto fatto: due potenziali alleati su tre non ci stanno. E Alfano? Osserva che “l’Italicum è la regola del gioco e ora si aprono i giochi: vedremo chi è capace di costruire un'area moderata. Ho sentito parlare di partito repubblicano, ho qualche dubbio che sia vero, ma noi intanto costruiamo l'Area popolare, aperta a quei moderati che non vogliono la sinistra nè l'estrema destra”. Insomma, Ncd che sta dentro ad Alleanza Popolare non chiude la porta ma è fortemente scettico e per ora va avanti sulla sua strada.

Berlusconi col cerino in mano? 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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