Civati non più dem, dalla Leopolda con Renzi all'addio a Renzi

06 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Poche parole: “Non ho più fiducia, non sosterrò il governo e per questo lascio il gruppo del PD”. Come nel più classico degli adii si va subito alla sostanza. Lo ha fatto oggi Pippo Civati, dissidente dem che è traboccato dal vaso Italicum, ultima goccia che ha provocato il ‘travaso’. 

La frase fa il giro del web e tutti a chiedersi se si tratta dell’ennesimo annuncio oppure del ‘grande passo’. La frase Civati l’affida a Il Post e subito viene rilanciata da quotidiani e magazine on line (Repubblica.it, l’Espresso, L’Huffington Post). Secondo gli spifferi di Intelligonews, l’annuncio ufficiale arriva poco dopo, da Montecitorio. Stessa frase, stesse parole. 

Se così sarà, la domanda sorge spontanea: dove andrà? Per ora nel gruppo Misto ma gli spifferi di Intelligonews segnalano che la mossa di Civati potrebbe aprire o ri-aprire il cantiere anti-renziano a sinistra con l’idea di gruppi parlamentari autonomi o un nuovo gruppo parlamentare che riguarderebbe anche gli eletti di Sel. 

Non a caso da Sel il parlamentare Nicola Fratoianni subito raccoglie: “Civati ha fatto una scelta che è il frutto di una cumulazione di distanze con il Pd. Siamo disposti a discutere con lui per creare una nuova forza politica, per contrastare l'idea che non c'è alternativa. Metteremo in discussione l'assetto del partito”.

Del resto, lo stesso Civati aveva considerato lo scenario verosimile e possibile se il governo Renzi non avesse fatto dietrofront sulla riforma della scuola. E ieri il parlamentare dissidente era in piazza insieme a sindacati, studenti e insegnanti a manifestare contro il premier nonché segretario del suo partito. 

LA PARABOLA DI PIPPO. Trentanove anni, deputato lombardo, già candidato alla segreteria del Pd all’ultimo congresso, in contrapposizione allo stesso Renzi, Civati deve buona parte della sua carriera politica e soprattutto mediatica proprio a quel Renzi dal quale oggi “divorzia”. E’ stato infatti insieme a lui uno degli ideatori della prima edizione della Leopolda, quando ancora la kermesse era in versione “rottamazione dura e pura”. Sta nel Pd dal giorno della sua fondazione – correva l’anno 2007 – e quando Veltroni si dimise dalla segreteria del Pd risultò il secondo più votato dagli iscritti nel sondaggio on line. Due anni più tardi (2009) entra nella Direzione nazionale del partito con il vento in poppa perché viene considerato uno dei trentenni sui quali puntare per il famoso ricambio generazionale. 

Nello stesso anno coordina la campagna per le primarie di Ignazio Marino in occasione del primo congresso dem. Nel 2010 insieme all’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi promuove la prima Leopolda dal titolo “Prossima fermata: Italia”, ribattezzata all’epoca “il raduno dei rottamatori”. Ma il feeling tra i due dura poco e nel 2011, Civati insieme a Deborah Serracchiani – oggi vicesegretario del Pd e fedelissima di Renzi - lancia a Bologna l’iniziativa “Il nostro tempo”. 

Il 2012 è l’anno della sfida congressuale. Nel dicembre dello stesso anno si candida alle primarie per la selezione dei parlamentari Pd nell’imminenza delle elezioni politiche risultando il più votato nella provincia di Monza e nella Brianza. In Parlamento non vota la fiducia al governo Letta e quando Renzi varca la soglia di Palazzo Chigi, marca in Aula e nei talk televisivi il suo dissenso dalla linea del governo e dalla maggioranza del Pd. Fino al voto contrario all'Italicum sul quale il governo ha posto la fiducia.

Il resto, è cronaca degli ultimi minuti. Resta da capire se e quanti, tra i dissidenti dem “puri e duri” lo seguiranno. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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