Stabilità 2017 pensione anticipata con l’Ape di Renzi: work in progress

06 maggio 2016 ore 8:39, Luca Lippi
Renzi in persona è arrivato su Facebook e si è espresso sulla questione della pensione anticipata. Che sarebbe arrivata l’Ape lo avevamo capito, che arrivasse da Facebook un po’ meno ma proviamo a stare al passo con i tempi e cerchiamo di capire l’idea del Presidente del consiglio sull’argomento prima di andare a fare la tara con le questioni economiche che inevitabilmente saranno altri a fare dall’interno stesso del governo.
La nuova forma di pensione anticipata serve per garantire flessibilità al mondo del lavoro, e fino a qui nulla di nuovo, poi ci dice "Si chiamerà Ape: c'è già il simbolo e il logo. Ci sta lavorando Nannicini. Si potrà anticipare, con una decurtazione economica, l'ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo". 

Stabilità 2017 pensione anticipata con l’Ape di Renzi: work in progress

Prosegue Renzi: “Il meccanismo va incontro a quelli nati nel 51-53 che hanno perso il treno", penalizzati dall'aumento dell'età delle pensioni. Renzi ha dato anche la scadenza entro cui sarà lanciata, ossia la prossima legge di stabilità con entrata in vigore dell'APE dal 2017.
L’Ape è una soluzione che ristora sicuramente i lavoratori che sperano la famosa quota 97 di Damiano, tuttavia lascia fuori i lavoratori precoci i quali resterebbero di fatto fuori dai giochi, e non gli basterebbero 41 anni di contributi per accedere alla pensione. Il discorso è stato molto più ampio, non sull’argomento, ma su altri provvedimenti più elettorali che politici, ma questo è meno importante.
Cos’è l’Ape e come funzionerebbe? Ve ne abbiamo già dato conto in largo anticipo ma ripetiamo per i più distratti, si tratterebbe di un anticipo sulla pensione di tre anni al massimo, con una penalizzazione diversificata a seconda del livello di reddito del lavoratore. Inoltre, si agirebbe solo sulla parte retributiva del montante versato negli anni di lavoro poiché la quota contributiva già prevede un meccanismo implicito di penalizzazione in caso di ritiro anticipato. L’impegno finanziario dello Stato sarebbe diversificato a seconda delle platee. Almeno tre, secondo quanto anticipato da Nannicini: della prima farebbe parte chi, per motivi personali, vuole andare in pensione prima; la seconda riguarda coloro che hanno perso il lavoro ma non hanno ancora i requisiti; la terza quei lavoratori che l’azienda vuole prepensionare. Nel primo caso, la penalizzazione sarebbe più forte, nel secondo i soldi ce li metterebbe soprattutto lo Stato e, nel terzo, l’azienda. L’idea è quella di un finanziamento-ponte sostenuto dal sistema del credito, che poi rientrerebbe grazie ai mini-rimborsi dell’Inps con le trattenute sulla pensione finale, mentre lo Stato farebbe da garante. Obiettivo: creare un mercato dei prestiti pensionistici. Nel pacchetto potrebbe entrare anche una semplificazione del prepensionamento per i lavori usuranti.

autore / Luca Lippi
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