Fascicolo elettronico e WhatsApp, così cambia la nostra sanità digitale

06 maggio 2016 ore 9:24, Micaela Del Monte
Anche l'Italia sembra essere cresciuta dal punto di vista della sanità digitale, ma non si può parlare ancora di una vera e propria realtà italiana. Solo il 24% degli utenti prenota online visite ed esami, solo il 15% consulta i documenti clinica. Cresce la conoscenza del Fascicolo Sanitario Elettronico, ma solo il 5% dei cittadini lo ha utilizzato e solo 6 regioni su 20 lo hanno già attivato. Sono questi alcuni dati emersi dall’ultimo dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.

Fascicolo elettronico e WhatsApp, così cambia la nostra sanità digitale
In un contesto che vede una spesa sanitaria tra le più basse d’Europa (3.077 dollari per abitante contro i 3.453 della media europea, a pari capacità di spesa) e un costo reale destinato a crescere nel futuro, gli investimenti per la digitalizzazione della Sanità italiana nel 2015 si attestano a 1,34 miliardi di euro, pari all'1,2% della spesa sanitaria pubblica, circa 22 euro per abitante, mostrando una sostanziale stabilità rispetto al 2014 (1,37 miliardi di euro). Nel dettaglio, 930 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie, 320 milioni dalle Regioni, 70 milioni dai 47mila Medici di medicina Generale e 18 milioni direttamente dal Ministero della Salute. Se da un lato appare positiva la conferma del budget 2014, quando molti attori avevano dovuto effettuare investimenti per aggiornare e mettere a norma applicazioni e infrastrutture, dall'altro non si vede l'atteso recupero verso livelli di investimento confrontabili a quelli degli altri Paesi europei.

A cambiare però è il modo in cui i pazienti si relazionano con i medici. I canali digitali infatti sono sempre più utilizzati, a evidenziarlo è la ricerca svolta dall'Osservatorio in collaborazione con FIMMG e Doxapharma su un campione di 656 Medici di Medicina Generale: oltre a email (utilizzata 83% dei medici) e sms (70%), il 53% dei medici di base utilizza WhatsApp (+33% rispetto al 2015), soprattutto perché "consente uno scambio efficace di dati, immagini e informazioni, permettendo di evitare una visita". Tra i motivi addotti dai medici che non ne fanno utilizzo, invece, la paura che strumenti come WhatsApp finiscano con l’aumentare il carico di lavoro (49%) e creino possibili incomprensioni con il paziente (39%).

"Emerge un sempre maggiore avvicinamento dei cittadini ai servizi digitali per interagire con le strutture sanitarie e con i medici, con benefici rilevanti in termini di costi e qualità del servizio - ha affermato Paolo Locatelli, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. La sfida ora è di facilitare l’accesso a tutti i cittadini, in particolare quelli più fragili e anziani, meno abituati all’utilizzo dei canali digitali, ma al tempo stesso più bisognosi di servizi. Serve una Sanità multi-canale che consenta di migliorare e rendere più efficiente il sistema consentendo ai cittadini di accedere a informazioni e servizi sia attraverso siti web e App, sia attraverso sportelli self-service nelle strutture sanitarie, nelle farmacie e nei supermercati".
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