Immigrati una risorsa “con una precisa funzione”: cosa si nasconde dietro gli “Stati Uniti d’Europa”?

06 maggio 2016 ore 13:17, Luca Lippi
Italia-Germania. Stefania Giannini ha firmato insieme dal ministro tedesco dell'Istruzione Johanna Wanka un accordo che introduce la cooperazione tra Italia e Germania nell'ambito della formazione professionale. Spiega la Giannini la necessità di avvicinare il Paese al modello sociale ed economico tedesco. Un modello che secondo i ministri ha permesso alla Germania di uscire indenne dalla crisi economica che ha invece travolto l’Italia ed i Paesi del Mediterraneo. L'obiettivo dei governi di Roma e di Berlino è quello di avvicinare i propri standard. E l'immigrazione ha una precisa funzione economica.
Ma cosa c’entra la presunta uscita dalla crisi economica con l’immigrazione? L’immigrazione non ha portato mai ricchezza a niente e nessuno, l’integrazione è una questione economica, se il Paese che accoglie è economicamente sano riesce ad accogliere quote fisiologiche di immigrazione favorendo l’inclusione nel tessuto sociale. 
Riguardo le questioni lavorative sono solo manodopera per la criminalità organizzata salvo rare e sporadiche eccezioni di elementi già culturalmente beneficiati da talento e impegno pregressi. In una parola non si può far volare come aquile chi è destinato a rotolare palline di sterco, e non si può tenere a terra aquile costringendole alla condizione di bacarozzo.

Immigrati una risorsa “con una precisa funzione”: cosa si nasconde dietro gli “Stati Uniti d’Europa”?

Nel mondo l’immigrazione è solo un peso cui dover fare fronte da un punto di vista umano, ma nulla ha a che fare con quello che i radical chic vogliono far credere dai loro eremi dorati. La delinquenza non dipende neanche dall’immigrazione, niente di buono e niente di cattivo viene dall’immigrazione. La storia dice altro, ed è lontana ma purtroppo la memoria corta e l’ignoranza giocano a favore delle lobby.
Il primo indizio per sapere dove andassero cercati i meno occulti promotori di questo grandioso fenomeno che è diventata l’immigrazione di massa ci fu offerto da un articolo apparso sul quotidiano “Alto Adige” il 10 agosto 1989, dal titolo: “Ondata di immigrati africani”. Riportava l’intervista col presidente degli ambulanti trentini aderenti alla Confesercenti, il quale, tra l’altro, dichiarava: “Si calcola che nei prossimi anni, 30-40 milioni di africani verranno in Europa, e i governi centrali, hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore. Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica: quasi una persona ogni dieci italiani”. 
L’Onu venne indicata come la centrale da cui sarebbe partito l’ordine che è alle origini di questa ondata migratoria e le si attribuì un preciso programma che nei fatti riportò grandi numeri. I destini, al di là dell’amena favoletta della sovranità popolare, sono da sempre in mano a lontani e sconosciuti padroni? 
Successive ricerche confermano la pista: l’Italia, con la legge 10 aprile 1981 n.158, ha ratificato la convenzione n.143 del 1975 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (uno degli organi dell’ONU), recante il titolo: “Sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti”. Da qui si vede che già almeno dall’ormai remoto 1975 si venivano addensando sul capo degli ignari italiani fosche nubi foriere di tempesta (medesima cosa accadeva in altri Paesi?). 
In obbedienza a quei patti, il Governo nazionale proponeva e il Parlamento approvava la legge 30.XII.1986 n.943 che sin da allora garantiva (art.1) “a tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”, nonché il godimento “dei servizi sociali e sanitari” e il diritto “al mantenimento dell’identità culturale, alla scuola e alla disponibilità dell’abitazione”. E all’art.2 prevedeva, proprio come riferito dal citato articolo dell’”Alto Adige”, “accordi bilaterali e multilaterali previsti dalla convenzione dell’Oil n.143 del 24 giugno 1975…per disciplinare i flussi migratori”.  
Si aprivano, insomma, fin da allora le porte dell’immigrazione, nonostante il fenomeno non fosse neppur lontanamente così evidente, come è diventato oggi. E infatti, in realtà, l’Italia non era affatto allora, così come non lo è a tutt’oggi, un Paese che potesse ragionevolmente attirare un consistente flusso immigratorio: di modesta estensione, montagnosa, povera d’acqua e di materie prime, densamente popolata, con grave penuria di alloggi già per i suoi abitanti, grazie anche a mille pastoie burocratiche che ostacolano le nuove costruzioni e persino il restauro di quelle già esistenti, con ancora molti suoi figli emigrati all’estero e una forte disoccupazione e sotto-occupazione interna, con servizi pubblici e sanitari largamente e spesso drammaticamente inefficienti, e insufficienti anche per la sola sua popolazione, davvero non si vede come possa fronteggiare i mille problemi posti dalla valanga extracomunitaria.

Immigrati una risorsa “con una precisa funzione”: cosa si nasconde dietro gli “Stati Uniti d’Europa”?

Invero, come si è visto e si ribadisce, per uno straniero senza arte né parte, le principali offerte di lavoro provengono dalla malavita organizzata, sempre bisognosa di manovalanza a buon mercato, e dall’ambiente dello sfruttamento della prostituzione, a meno di non volersi accontentare di un lavoro nero senza garanzie, della mendicità o di un misero commercio ambulante che, dalla mendicità vera e propria ben poco si distingue. Ma è facile capire come anche queste vie siano anch’esse facile anticamera al delitto! 
Cosa, dunque, era necessario fare per mettere in moto verso l’Italia l’immensa ondata di spiantati che la sta sommergendo? Occorreva una duplice disinformazione: una internazionale, volta ad ingannare gente ignorante o, comunque, non al corrente della nostra realtà sociale, presentando, con capillare propaganda, l’immensa menzogna di un’Italia simile a un nuovo Eldorado, un vero e proprio paese di Bengodi; e una all’interno dell’Italia stessa, tendente a fare apparire come un frutto ineluttabile della storia quello che, invece, è l’effetto della cinica e meditata orchestrazione. 
A tal fine, con ammirevole improntitudine, si osa parlare di imprescindibili esigenze di mano d’opera nel nostro mercato e di carenza delle nostre forze lavorative. In tutto questo piano, la parte dell’Onu è primaria ed evidente. Infatti, la legge Martelli esordisce (art.1 comma 1) presentandosi come emanata in attuazione della convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, che fu appunto promossa dall’Onu, e prosegue riconoscendo a un ufficio della stessa ONU (l’Acnur, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) importanti poteri di ingerenza sulla immigrazione extraeuropea in Italia. 
Che poi si tratti di un piano su scala soprannazionale, preciso e programmato, lo si ricava anche dal fatto che da più parti si specificano i numeri e i tempi dell’invasione, così come abbiamo visto fare sulle colonne dell’”Alto Adige” del 10 agosto 1989. 
Ad esempio, anche su un articolo de “Il Giornale” del 9 novembre 1989, intitolato: “L’Italia deve affrontare la mina vagante degli immigrati di colore”, si legge che, entro 20 anni, gli immigrati sarebbero dovuti diventare 5 o 6 milioni. Ci si domanda come sarebbe stato possibile formulare previsioni del genere se si fosse trattato di un fenomeno spontaneo, imprevisto e imprevedibile, e non di un piano controllato, studiato a tavolino. 
Similmente il Cardinale Carlo Maria Martini, dando prova di sorprendenti carismi profetici, intervenendo nel corso di una mattinata di “studio e riflessione” sul tema: “Per una società dell’accoglienza verso un’Europa multirazziale”, tenuta in preparazione della IX giornata della solidarietà, proclama nella sua diocesi, preconizza, a quanto riferisce Daniela Bozzoli sulle colonne di “Avvenire”, che il fenomeno toccherà la sua punta massima nei prossimi vent’anni.  
In conclusione, i colloqui fra Roma e Berlino sono solo il finale di una trama già scritta?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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