Porro: «Ecco la mia Agenda per il Ppe dopo Silvio»

06 marzo 2013 ore 12:18, Francesca Siciliano
Porro: «Ecco la mia Agenda per il Ppe dopo Silvio»
«Meno Stato-più Stato», «Il voto cattolico è una pia illusione». Fini? «Un non leader»... I mercati, in nome della stabilità, preferiscono o no un governo di Larghe Intese? «Mi sembra di capire che preferiscono un governo, qualunque esso sia». E Porro, in particolare, cosa preferisce? «Semplicemente un governo che faccia tutto il necessario, tutto ciò che serve. Non mi sembra che in questo momento i diretti interessati abbiamo un'altra scelta». In un momento di transizione come questo, con un risultato così problematico uscito dalle urne, i poteri forti si stanno riorganizzando, quali nuovi equilibri? «Non credo nei poteri forti, non mi sembra che in questo momento ci siano o che siano rilevanti, è una fase di confusa transizione, e ovviamente tutti giocheranno le loro partite». E allora parliamo dell'Agenda Porro: quali dovrebbero essere i primi provvedimenti economici e istituzionali? «Ricetta semplicissima: meno Stato, messo tasse e meno burocrazia dove ce n'è troppo. Più Stato dove ce n'è poco, come nell'ordine pubblico». Per adesso pensiamo alla stabilità. Poi da dove si ricomincia? Si ricostruirà il Ppe italiano? «Bisognerebbe rifarlo sulla base di quella maggioranza che si riunì attorno a Berlusconi. È evidente: va rifatto attorno a quel nucleo di elettori, che devono ritrovare un rappresentante». Chi potrebbe essere il leader del Ppe oggi, nell’era-post-berlusconiana? «Attualmente? Nessuno». Il voto cattolico, da chi sarà intercettato? «Il “voto cattolico” è una grande invenzione: si divide tra destra e sinistra e non ha senso contingentarlo in una sola corrente». Destra divisa e spacchettata. Chi potrebbe ricostruirla? «Nei miei sogni è il Ppe in Italia ad essere il grande partito conservatore di destra per eccellenza, che deve cercare di tenere al proprio interno le diverse anime della destra». Figura chiave? «Anche in questo caso non c'è più: Berlusconi ormai ha 76 anni». Avrebbe potuto esserlo Fini? «Poteva essere la persona giusta. Gli è era stata data fiducia, ma con il senno del poi ci saremmo dovuti rendere conto fin da subito. Avrebbe dovuto lavorare all'interno del Ppe e del Pdl per modificarlo dalla base. Non l'ha voluto fare e si è dimostrato per quello che è: un non-leader».
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]