Chavez e la sua rivoluzione boliviana: un peronismo di sinistra

06 marzo 2013 ore 12:43, Marta Moriconi
Chavez e la sua rivoluzione boliviana: un peronismo di sinistra
E’ morto quello che si potrebbe definire l’uomo della sperimentazione, suo malgrado, di una terza via tra il capitalismo e il marxismo. Ma non senza macchia.
Il suo "socialismo del Ventunesimo secolo" lo ha associato come figura a Evo Morales in Bolivia e Rafael Correa in Ecuador. Parliamo di Hugo Chavez. Ex militare, classe 1954. Era stato eletto quattro volte presidente del Venezuela. Solo il tumore lo ha battuto impedendogli addirittura di giurare per il quarto mandato. E muore tra i sospetti: i dirigenti venezuelani dirigenti hanno addirittura accusato gli Stati Uniti di Obama di aver iniettato il cancro al "Comandante". E’ innegabile che Ugo Chavez, figlio naturale o innaturale di Simon Bolivar, sia stata una figura eletta democraticamente, anzi in modo plebiscitario (la seconda volta), ma il suo profilo politico e soprattutto mediatico, ha assunto i connotati prima peronisti, poi sempre più “castristi”, anti Usa. Insomma, un socialismo magico molto amato dalla sinistra pop, radical chic e terzomondista europea (tutto pubblico, sanità e sussidi, fiore all’occhiello, nazionalizzazioni del petrolio comprese): una miscela di populismo e autoritarismo di sinistra (partito-Stato). Una carriera forte e ondivaga, quella di Chavez. Fu protagonista del fallito golpe militare del 1992 per il quale scontò due anni di carcere. E ne subì uno che non riuscì. Nulla comunque ha fermato la sua ascesa. Nel ‘98, sconfiggendo il presidente Carlos Andrez Perez che aveva tentato prima di rovesciarlo con il golpe, si stabilizzò al potere. Tra le sue riforme, ha rivisto la costituzione e ribattezzato il Paese in "repubblica bolivariana del Venezuela", riuscendo a finanziare i più poveri con le risorse petrolifere del suo Paese. E nel tempo, passo dopo passo, è riuscito a controllare personalmente e assolutamente il Pdvsa, la holding del petrolio. Ma la sua storia politica non è stata tutta rosa e fiori. Seppure le sue "misiones", sono state in grado di fornire assistenza sanitaria ed alimentare alle fasce deboli della popolazione, riuscendo a far conquistare al suo Paese il primo posto della classifica Onu per l’equità sociale del Sudamerica, è pur vero che nel tempo il debito pubblico del Venezuela è passato da 33 a 150 miliardi di dollari. E l'inflazione è ormai pari al 18%. La sua politica, come abbiamo detto, si è sempre opposta a quella degli Stati Uniti - addirittura si inimicò George Bush- che all’Assemblea generale dell’Onu definì il "diavolo", riferendosi alla "puzza di zolfo" che aveva lasciato in aula - e molto più allineata con Cuba. A Fidel Castro infatti, forniva petrolio a prezzi agevolati. I rapporti “pericolosi” erano una sua prerogativa: tra gli altri avviò strette relazioni con la Bielorussia e l'Iran. I suoi erano quelli della classe più indigente, mentre "los escualidos" (gli squallidi) erano tutti gli altri. Lascia un Paese afflitto da una grave inflazione e una crescente criminalità.
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