India, i Marò "prigionieri" nella partita del partito anti-Ghandi

06 marzo 2014 ore 13:57, Americo Mascarucci
India, i Marò 'prigionieri' nella partita del partito anti-Ghandi
Sembra proprio che l’epopea di Sonia Gandhi in India sia arrivata al capolinea. Il Partito del Congresso, movimento aderente all’Internazionale Socialista da sempre maggioritario nel Paese ed oggi azionista di maggioranza dell’alleanza di governo, è uscito a pezzi dalle elezioni amministrative di dicembre, perdendo il controllo di roccaforti strategiche, in favore della destra conservatrice rappresentata dal Partito Popolare Indiano.
Anche le vicissitudini dei due fucilieri di marina italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India con l’accusa di omicidio per l’uccisione di due pescatori indiani durante un’operazione anti pirateria, si inquadrano nell’ambito dello scontro elettorale in atto, che culminerà a maggio con il rinnovo del Parlamento. I due marò pagano lo scotto di essere italiani e connazionali della signora Gandhi, presidente del Partito del Congresso. La quale è nata proprio in Italia nel 1946, precisamente a Lusiana nel Vicentino. Le opposizioni hanno ovviamente preso a pretesto le origini italiane della leader socialista per accusare il governo di centrosinistra al potere di ambiguità e di connivenza con il nemico, in questo caso l’Italia. La lady indiana in risposta alle accuse, ha fatto di tutto per scrollarsi di dosso l’etichetta che, a torto, le era stata affibbiata addosso, sputando veleno in ogni occasione utile contro il Paese che le ha dato i natali e dove è vissuta fino all’età di diciotto anni. Ma sarebbe davvero riduttivo oltre che falso addebitare il crollo della popolarità di Sonia Gandhi alla vicenda dei due marò. In realtà, dietro il malcontento degli indiani che ha portato al drastico crollo di consensi per il Partito del Congresso, ci sono accuse ben più gravi, accuse di corruzione con relativo giro di tangenti per ministri ed esponenti di spicco della compagine governativa e che hanno finito per lambire anche la Gandhi, sospettata di aver accumulato ingenti ricchezze di dubbia provenienza. In India negli ultimi anni è cresciuta l’inflazione, è diminuita l’occupazione, è aumentato il divario fra ricchi e poveri, c’è carenza di infrastrutture, le liberalizzazioni promosse dal governo socialdemocratico non hanno portato i benefici sperati, la pressione fiscale è troppo elevata. Sonia Gandhi è accusata dai suoi avversari di essere al vertice di un sistema di potere dedito al malaffare politico, una sorta di clan che alimenta se stesso con il ricorso sistematico alla corruzione. Del resto si parlò di una tangente finita direttamente nella disponibilità del più fidato consigliere della signora, anche in relazione all’inchiesta per la fornitura all’India di elicotteri AVV – 101 da parte della Augusta Westland, società del gruppo Finmeccanica. Sospetti che hanno finito per alimentare anche in India un populismo anti casta, che ha portato all’ascesa di Arvid Kejriwal il governatore di New Dehli, eletto a furor di popolo a capo di un movimento civico chiamato “Partito del Cittadino Comune”. Una sorta di Beppe Grillo in versione indiana, bravo a cavalcare gli umori della nazione, puntando il dito proprio contro l’elevato tasso di corruzione che sta inquinando la vita politica. Alle elezioni amministrative il suo movimento si è classificato secondo dopo il Partito Popolare Indiano e prima del Partito del Congresso ed è dato in forte ascesa anche alle elezioni generali di maggio con la promessa di una radicale lotta ai privilegi del potere, di una riduzione della pressione fiscale e di un ritorno alle nazionalizzazioni. Favorito nei sondaggi resta però il Partito Popolare Indiano massima forza politica della destra conservatrice ed induista, che sembra aver superato la tradizionale lotta interna fra integralisti indù e moderati con l’obiettivo di sferrare l’attacco finale e definitivo al sistema di potere creato e consolidato dal Partito del Congresso. Per Sonia Gandhi, che è riuscita ad ottenere la candidatura a premier del figlio Raul, si prospetta una disfatta senza precedenti: La “leonessa ferita” sta tentando di difendere il potere con tutti gli strumenti a disposizione, ma l’arroganza dimostrata da lei e dal suo entourage nella gestione del Paese, probabilmente non le lasceranno scampo.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]