Legge di stabilità, Junker-Renzi? E' Katainen a tar-tassarci

06 novembre 2014, Gianfranco Librandi
Legge di stabilità, Junker-Renzi? E' Katainen a tar-tassarci
di Gianfranco Librandi
Che la legge di stabilità fosse un acquario colorato e nulla più lo avevamo anticipato con il semplice ausilio dei numeri, che poi una semplice rilevazione sia confortata anche dalla commissione UE, Bankitalia, Corte dei Conti e Istat, serve solo per confermare che il lettore è in mani sicure. La diatriba corsa fra il neo commissario europeo Junker e il presidente del Consiglio Renzi è stato solo una “rappresentazione” e un ottimo “rappresentante di se stesso” contro tutto e contro tutti (ormai Renzi sta facendosi fagocitare dalla sua immagine). La parola “finale” spetta al vero commissario che è Katainen, per il momento la legge di stabilità galleggia con riserva, sottolineatura rossa della soglia deficit/PIL, e tutti (commissario vero, commissario apparente e il nostro presidente del Consiglio), sono d’accordo sul fatto che bisogna evitare la clausola di salvaguardia; piuttosto meglio una manovra aggiuntiva. E’ esattamente quello che avevamo scritto due settimane fa senza bisogno della pantomima cui abbiamo assistito. Esaminiamo “opinioni autorevoli” sulla Legge di Stabilità: UE: Il Ddl prevede interventi per 36 miliardi nel primo anno, 45 miliardi nel secondo e poco di più nel terzo. Bruxelles ha già richiesto delle correzioni pari ad altri 4,5 miliardi di tagli (rendendo nei fatti la Legge di Stabilità meno espansiva) per arrivare a prevedere il ritorno alla crescita (PIL +0,6% e deficit -2,6%) nel 2017. Tuttavia, la Commissione Europea ha nuovamente rivisto al ribasso il PIL 2015 (-2,7%) rispetto alle stime del Governo. Una ripresa fragile, insomma. Corte dei conti: dice che il ricorso a clausole di salvaguardia è una manifesta difficoltà di realizzare una vera revisione della spesa pubblica; altra criticità è la prenotazione di gettito futuro ricorso agli introiti anti-evasione (troppo difficili da quantificare) per finanziare i provvedimenti varati (es.: aumento accise da qui al 2021);  rileva anche il rischio di aumento tasse locali per compensare i tagli (vedi caso IMU-TASI). In conclusione le coperture hanno margini d’incertezza (non sono entrate certe), con tagli di spesa “sostituiti da clausole di salvaguardia: 16 miliardi nel 2016, oltre 23 miliardi nel 2017, che si aggiungono ai 3 miliardi di ulteriori tagli di spesa a partire dal 2016”. BANKITALIA: Per la Banca d’Italia la manovra si finanzia soprattutto con l’aumento dell’indebitamento netto, misure di contrasto all’evasione, riduzioni nette di spesa. Dunque, per capirne l’impatto saranno cruciali le modalità con cui verranno effettuati i risparmi di spesa e, sul fronte coperture, i reali risultati delle misure anti-evasione stimati in 3,5 miliardi l’anno, a partire dal contrasto alle frodi IVA. In buona sostanza solo stime, anche Bankitalia rileva l’assenza di entrate certe! Diciamo che pragmaticamente mette in guardia sul fatto che le misure di salvaguardia scatterebbero sicuramente in queste condizioni. Istat: pubblica un report “Prospettive per l’economia italiana nel 2014-2016?, dove segnala che la crescita 2015 è ridotta allo 0,5% (contro lo 0,6% previsto dal Governo); ritiene che la Legge di Stabilità sia destinata ad avere “un effetto nullo sul biennio 2015-2016”. Il problema numero uno è la clausola IVA, che rischia di vanificare misure espansive come l’aumento in busta paga. Senza contare che lo scenario è caratterizzato da “elevati livelli d’incertezza” sul fronte del commercio internazionale, della stabilità economico-politica e dell’efficacia delle misure previste dalla Legge di Stabilità. Staremo a vedere cosa succederà, il timore che le analisi tardive sopra riportate siano uno “scaricabarile” è forte. Elezioni ad aprile?  
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