La manovra di Renzi? Non è "rossa” ma la più capitalista: ecco perché

06 novembre 2015 ore 10:20, Luca Lippi
Oltre le affermazioni del Presidente del Consiglio, non esiste una manovra più capitalista di questa…

Il riferimento è ovviamente a quanto affermato da Matteo Renzi di fronte all’assemblea dei parlamentari Pd, e  una premessa
La manovra di Renzi? Non è 'rossa” ma la più capitalista: ecco perché
obbligata; esistono tre tipi di “manovre” economiche, una manovra di tipo capitalistico che amplia o mantiene le differenze patrimoniali e reddituali garantendo una maggiore concentrazione del potere in favore dell’élite capitalista e una manovra di tipo statalista che amplia la concentrazione di potere a favore delle oligarchie burocratiche e politiche. In condizioni di “reale” libero mercato tutte e due sono un danno, in Economia anche l’eccesso di capitale è dannoso! L’ideale sarebbe la teoria di Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (uno degli storici e studiosi più importanti del pensiero liberale) che avrebbe ipotizzato una manovra che ponesse tutti gli individui in condizione di godere di un capitale facilmente disponibile e di uno stato non invadente. Non possiamo approfondire il pensiero di Tocqueville ma è facilmente raggiungibile con i suoi numerosi scritti e trattati, è sufficiente riattivare l’esercizio “della lettura”.

Una manovra “condivisibile” dunque è quella che tende a spingere verso la diminuzione delle differenze; è importante la parola tendere perché altrimenti avremmo un’uguaglianza forzata di cui abbiamo già storicamente visto gli effetti negativi.

La premessa è fondamentale, si perdonino i riferimenti filosofici (ma sono necessari), perché così si riesce a dimostrare che la manovra di Renzi è capitalista e non “rossa” come afferma, essa contribuisce a mantenere la concentrazione di potere in favore del capitale, e quindi non ha nulla di “rosso” come impropriamente (e speriamo solo per difetto di attenzione) la definisce il Presidente del consiglio.

Purtroppo la modalità di scelta delle coperture (quelle poche rilevate) portano certamente ad un aumento di tasse in futuro e neanche molto lontano, ma ormai si governa fregandosene di chi siederà alla guida dopo; piuttosto vediamo i punti. Teniamo a riferimento il concetto di “tendere” all’uguaglianza e quindi pari opportunità per chi ha già, come per chi ha poco o niente.

- Abolizione TASI sulla prima casa anche sulle case di lusso: non tende all’uguaglianza, questa misura favorisce una ripresa dalle quotazioni immobiliari e quindi il valore del capitale immobiliare, abolire la tassa patrimoniale sulla prima casa rende più difficile la vita per chi parte da zero. Se i prezzi salgono le giovani generazioni, più povere e senza lavoro non riusciranno mai a comperare casa (aumento dei prezzi rappresenta scarsità mai abbondanza). La tassa sulla prima casa aveva messo equilibrio ai prezzi degli immobili che avevano raggiunto quotazioni totalmente fuori ogni logica. Anche Bruxelles ha sollevato perplessità sul provvedimento che è assolutamente propagandistico e costa caro! Bisogna dare atto all’Europa che avrà fatto e continua a fare un mucchio di errori ma almeno quando afferma (in questo caso dovrebbe usare autorità) di mantenere le tasse su proprietà e capitale e di diminuirle sul lavoro, ha ragione da vendere, e non perché lo dice l’Ue, ma perché è un dogma per poter aspirare alla crescita. I motivi per cui è giusto quanto dice l’Europa sono almeno due; 

Primo motivo: perché il valore del capitale in ogni sua forma dipende dallo Stato che lo difende garantendone la proprietà (per capirsi, senza stato la proprietà sarebbe del più forte o del più prepotente) anche il denaro stesso è protetto dallo stato che ne garantisce il corso. In ultimo, senza di noi il capitale esisterebbe ugualmente! Quindi è legittimo che lo Stato tassi un valore di cui ne garantisce l’esistenza. Il lavoro (quindi il reddito) invece non appartiene allo stato, dipende dall’apporto fondamentale dell’individuo; lo stato può offrire un supporto, per esempio regolamentandolo, ma non garantisce né può obbligare nessuno a lavorare. Di conseguenza è molto meno legittima la tassazione sul reddito che sul patrimonio.

Secondo motivo: la tassazione sul capitale ha effetti positivi, quella sul reddito no. Fermo restando che tassare il reddito è necessario per garantire i servizi è altrettanto vero che a tassarlo oltre un certo livello (circa il 25%) si innescano effetti negativi (per esempio evasione) che superano enormemente quelli positivi. Viceversa, la tassazione del capitale diminuisce la liquidità disponibile ma spinge i proprietari a cedere la proprietà favorendo la discesa dei prezzi ma aumentando l’abbondanza di capitale offerto e da tassare, e questo vale sia per la liquidità sia per i beni immobili che quelli mobili. Se non si volesse più pagare la tassa sul capitale basterebbe cederlo, per non pagare una tassa sul reddito un individuo dovrebbe privarsi del suo lavoro.
A questo punto una tassazione progressiva sul capitale è la formula più equa possibile, assai più che sui redditi per la quale la tassazione fornisce entrate in proporzione al reddito tassato.

Super ammortamento al 140% sugli investimenti in nuovi beni strumentali: Anche questo è un regalo ai grandi capitalisti dato che le piccole imprese e soprattutto le ditte individuali difficilmente possono fare grandi investimenti. Comprensibile una detrazione al 100%, oltre (il rimanente 40%) lo pagherebbero i cittadini! Un’impresa privata si espande a spese degli individui non coinvolti negli affari del capitalista. Quel 40% di troppo sarebbe stato più opportuno dirottarlo verso una detassazione del lavoro.

Diminuzione dell’IRES al 24%: anche in questo caso c’è un occhio di riguardo al capitale. La colpa non è direttamente di Renzi, ma disobbedienza per disobbedienza sarebbe stato più opportuno dirottare il taglio sulla tassazione del lavoro giacché dal beneficio sono esclusi milioni di ditte individuali e lavoratori autonomi (fra i più tartassati in assoluto). Purtroppo per le partite Iva, essendo considerati ostili al “partito di Renzi” sono esclusi da ogni attenzione, cosa diversa invece per diversi grandi capitalisti che vedono di buon occhio Matteo Renzi (pare).

- Tagli alla spesa pubblica: è una parte della manovra positiva, tuttavia bisogna vedere quanti dei tagli necessari saranno fatti. Se ne è parlato e se ne parla da sempre ma i risultati finali sono sempre stati deludenti. 

Proroga detrazione, 65% sul risparmio energetico e 50% sulle ristrutturazioni: anche questa è una parte della manovra positiva, il beneficio è collettivo in termini di risparmio energetico e messa in sicurezza oltreché ammodernamento del patrimonio immobiliare che a giro è di tutti. Bisognerebbe puntare ancora di più sulle ristrutturazioni visto che il settore edile non può più mirare a nuove costruzioni. Se una parte di eccessivo vantaggio a favore del capitale fosse dirottato ad aumentare le detrazioni e a finanziare le banche per offrire prestiti a tasso zero per i condomini che decidono di ristrutturare quasi tutti potrebbero provvedere alle ristrutturazioni necessarie e il settore edile potrebbe rialzare la testa anche senza nuove costruzioni.

Abolizione flessibilità in uscita: è una parte della manovra decisamente statalista, abolire la possibilità di uscire in pensione prima con una retribuzione minore è una scelta che toglie potere ai cittadini e che toglie libertà, quindi è comunque una limitazione deprecabile e affatto “rossa”.

Innalzamento soglia contante a 3000 euro: parte della manovra assolutamente positiva, nessuno lo vuole dire, ma con una pressione fiscale come la nostra limitare l’uso del contante non può che avere effetti fortemente deprimenti sui consumi.

In conclusione, l’impianto generale della Manovra continua ad essere filo-capitalista e statalista, nonostante diversi punti positivi, il lavoro continua ad essere trascurato in favore del capitale e delle rendite di posizione. Ma del resto è normale, dato che la maggioranza di chi vota Pd (pensionati, statali ed élite snob) e la maggioranza degli italiani dispone di un patrimonio per lo più immobiliare mentre chi lavora e soprattutto chi produce ricchezza netta, è la minoranza. Il problema è che questa minoranza tiene in piedi la baracca e continuando con questa linea il paese continuerà la sua lenta agonia. Ovviamente gli emendamenti e le correzioni apporteranno modifiche, ma non di sostanza e neanche migliorative, solo esclusivamente modifiche che tutelano il consenso elettorale. 

autore / Luca Lippi
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