250mila pensioni a rischio taglio: è lotta alla povertà?

06 novembre 2015 ore 10:51, Luca Lippi
250mila pensioni a rischio taglio: è lotta alla povertà?
Il presidente del consiglio decide di non tagliare le pensioni allo scopo di mantenere in equilibrio lo status quo (c’è rischio tensioni?), e riprende in mano un pacchetto di misure redatto da Tito Boeri (presidente dell’Inps) del giugno scorso, nel quale si tratta di intervenire contro la povertà che assilla gli over 55 attraverso una manovra di equità senza toccare la cassa.

Nella nota che accompagna la relazione dell’Inps si legge: “Questo pacchetto aumenta la libertà di scelta quanto alla data da cui si decide di percepire la pensione imponendo equiparazioni di trattamenti fra chi ottiene dopo, e agevola il turnover nella pubblica amministrazione liberando posti per nuove competenze”.

Detto questo, l’Inps propone di recuperare risorse fra le 250 mila pensioni cosiddette d’oro e attacca direttamente gli intoccabili (fino ad ora) vitalizi. A tale proposito leggiamo nella medesima nota Inps: “Ci sono costi limitati a carico di circa 230 mila famiglie ad alto reddito che si vedono ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati in virtù di una cattiva selettività degli strumenti esistenti … 250 mila precettori di pensioni elevate … 4000 percettori di vitalizi per cariche elettive … i lavoratori con lunghe anzianità contributive che decidessero di accedere a pensioni anticipate, si vedrebbero applicare una riduzione di queste prestazioni che può arrivare fino al 10%”.

Per Boeri l’equità è questa, reddito minimo garantito agli over 55 e flessibilità in uscita da finanziare con il taglio delle prestazioni sociali agli over 65 e taglio delle pensioni più alte. Nella sostanza secondo i conti dell’Inps, in questo modo si abbatte del 50% la povertà (degli over 55) e si sistemano anche i conti dell’istituto di previdenza. 

Chi paga? Bisogna considerare che dall’autorizzazione all’entrata a regime della manovra qualcuno dovrà sostenere il sistema. Inps dice che senza mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici, una parte sarà a carico della fiscalità generale anche perché la manovra sarebbe espansiva. Il saldo fra risparmi e maggiore spesa provocano 662 milioni di minore gettito nel 2016, 1,6 miliardi nel 2017, 3,2 miliardi nel 2018, 3,8 miliardi nel 2019 … in sostanza, quello che non arriverà dalle tasse sarà compensato dagli anziani stessi.

Tagliare progressivamente gli aiuti agli ultra sessantacinquenni a partire dai redditi di 32 mila euro lordi fino ad arrivare all’azzeramento per i redditi da 37 mila euro. In questo conto rientrano 230 mila famiglie (560 mila persone). Se non basta per fare quadrare i conti ci sarà l’azionamento di una clausola di salvaguardia. A seguire la soglia di taglio delle prestazioni sociali scenderà a 21 mila euro lordi e l’azzeramento si avrà a 33 mila euro, il bacino quindi si amplia a 2 milioni di persone. I risparmi ottenuti serviranno a finanziare uno stipendio di 500 euro per gli ultracinquantacinquenni rientranti in determinati parametri di povertà e che non possiedono una casa di valore catastale superiore a 150 mila euro. Una parte delle risorse saranno destinate anche ai disoccupati del nucleo familiare che comunque dovranno sostenere un percorso obbligato di inserimento lavorativo. Destinatarie 310 mila famiglie (567 mila persone)

Riguardo le pensioni d’oro e i vitalizi, si prevede subito il blocco della perequazione a tutti gli assegni da sette volte la pensione minima (233 euro netti mese) a 10 volte la pensione minima. Per quelle superiori si è deciso direttamente un taglio secco da 0,2% per quelle “più basse” fino al 14% per le più alte. Colpiti in questo modo 326 mila pensioni a capo di 250 mila pensionati. Medesimo trattamento per i vitalizi (riduzioni a partire dal 53%) e qui parliamo di 2470 parlamentari e 1650 consiglieri regionali. La sforbiciata finanzierà la flessibilità in uscita.

In conclusione, da palazzo Chigi fanno sapere che la manovra era concordata ma trasuda anche una sostanziale bocciatura dell’impianto perché per Renzi secondo cui ora “tagliare le pensioni sarebbe un errore”. Al coro si aggiunge Poletti che dischiara sulle misure: “avrebbero costi sociali non indifferenti e non equi” (?). Di certo i pensionati da 2300 euro netti mesi non sono proprio dei nababbi, su questo non c’è alcun dubbio, ma che senso ha parlare di non equità della manovra Boeri quando molti subiscono il prelievo voluto dal governo Monti e mantenuto dal governo in carica? Per non parlare del blocco delle indicizzazioni mantenuto ancora oggi! Riconosciuta la non equità, che differenza c’è fra la “non equità” dei provvedimenti in carica e quelli della manovra Boeri? La confusione è totale, soprattutto su chi è realmente alla guida del Dicastero del Lavoro.

autore / Luca Lippi
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