Bologna, Torriero: Salvini attento a Silvio. Modello Le Pen o Casa delle Libertà?

06 novembre 2015 ore 11:19, Fabio Torriero
Bologna, Torriero: Salvini attento a Silvio. Modello Le Pen o Casa delle Libertà?
Il tema non è se Silvio va (ormai, salvo sorprese teatrali dell’ultima ora, sembra proprio di sì), o non va a Bologna da Salvini. La questione è che tipo di centro-destra si pensa di ricostruire (considerando anche le partite di Roma e di Milano). Perché è ovvio che domenica avremo la rappresentazione plastica dello schieramento anti-Renzi che verrà. 
E a questo punto Matteo Salvini non può più oscillare, deve decidere: ci sono due possibilità

Analizziamole:

1) O prepara un “fronte tematico-sovranista a guida leghista”, chiaro sui programmi, netto sulle identità (modello Le Pen) e sulle battaglie: immigrazione (o di qua o di là), sicurezza (o di qua o di là), euro, valori identitari (no all’attuale Ue, no al gender, ai matrimoni gay etc) compresi. Un fronte che sicuramente vedrebbe l’alleanza con Fratelli d’Italia, pezzi di Forza Italia, l’area identitaria italiana di base, e quei moderati (imprenditori, classe media) diventati incazzati;

2) O, al contrario, fa la fine di Fini, ricadendo nello “schema Casa delle Libertà” (destra più moderati centristi). Un’esperienza che abbiamo già tristemente sperimentato dal 1993 in poi: una destra (estranea a Tangentopoli, al sistema partitocratico e agli scandali), vittoriosa a Roma e a Napoli, subito ingoiata e svuotata nel suo dna da Berlusconi (il tema del liberismo, della giustizia, del falso rinnovo della classe dirigente della prima Repubblica). Mi riferisco ad un modello che ricorre sempre: la mega-sommatoria di ceto politico senza preferenze e consenso nel Paese (tra l’altro, oggi alla deriva), e di componenti ideologicamente eterogenee e incompatibili (laici-cattolici, europeisti-nazionalisti, liberali-sociali, liberisti-statalisti etc), che consente magari di superare nei consensi l’antagonista di sinistra (il Renzi di turno), ma non di governare (e si è visto). La governabilità coerente nasce dalla omogeneità culturale. E tale caos (tutte le occasioni mancate dai governi Berlusconi), ci dicono che la strada da seguire è opposta.

L’idea di un “partito repubblicano italiano”, neutro sui valori etici e coeso sui valori meramente economici (in pratica un collante liberista: liberismo alla Thatcher a destra e liberismo in salsa sociale a sinistra), non serve, è sbagliato.
Attento quindi, Salvini, all’abbraccio mortale, al bacio di Giuda. Non cadere nella trappola, dove sono già caduti gli altri. Non togliere le felpe per diventare credibile, accettabile e centrista. Non sposare le ricette economiche delle lobby. Se ti fanno credere che si vince andando al centro e che sei l’avversario ideale di Renzi (fai il pieno, ma non vinci), è una bufala.

Oggi il consenso trasversale lo ottieni sui temi, non sulla geografia. Andare al centro (ripeto, ci sono gli incazzati, gli indecisi che si conquistano con risposte forti), significa solo annacquarti. Portare l’acqua al Mulino Bianco (Fiore).
E poi, dall’altra parte non c’è una sinistra, ma il partito della Nazione, il partito unico, il partito boa: Renzi ha portato il berlusconismo a sinistra e il Pd a destra. Il premier è il vero erede del Cavaliere. E’ lui che sta facendo le stesse cose.
L’alternativa a Renzi deve essere veramente alternativa.   

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]