Consulta, la lira in prescrizione? Bocciato Monti

06 novembre 2015 ore 13:11, Luca Lippi
Consulta, la lira in prescrizione? Bocciato Monti
Per tutti quelli che dovessero confondere il passaggio dalla lira all’euro con la prescrizione della lira decisa dal governo Monti, siamo obbligati a una precisazione preventiva. La prescrizione è un istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo, ha valenza in campo sia civile sia penale e non ha nulla a che vedere con l’entrata dell’Italia nella moneta unica. 

Nel caso specifico della prescrizione, una legge del 2002 aveva previsto che la conversione delle lire aventi corso legale poteva avvenire a richiesta degli interessati fino al 28 febbraio 2012. Tuttavia il decreto-legge 201 del 6 dicembre 2011, varato dal governo Monti, ha invece stabilito, in deroga alla legge del 2002, che “le lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata” e che “il relativo controvalore è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnato al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato”. Il decreto fu poi convertito in legge e a partire dal giorno successivo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della norma, le vecchie lire si sono dunque prescritte.  

Il fatto: la questione di legittimità costituzionale era stata sollevata nell’aprile dello scorso anno dal Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, nel corso di un giudizio promosso da alcuni risparmiatori, che avevano chiesto la condanna della Banca d’Italia al pagamento del controvalore delle banconote in lire in loro possesso, pari alla somma complessiva di 27.543,67 euro, oltre al risarcimento dei danni, affermando di avere inutilmente tentato di convertire le banconote in euro presso varie filiali della Banca d’Italia. 

La decisione della Consulta: la Corte Costituzionale ha "bocciato" il provvedimento (sentenza 216 depositata e redatta dal giudice Daria De Pretis) con cui nel 2011, in deroga alla legge del 2002, si stabilì con decorrenza immediata la prescrizione anticipata delle lire ancora in circolazione a favore delle casse dello Stato per ridurre il debito pubblico. Lo Stato incassò quasi un miliardo di euro per l’addio anticipato anticipato alla possibilità di cambiare la lira.

Il dispositivo della Consulta: la Consulta ha dichiarato incostituzionale questo provvedimento “Non è dubitabile che il quadro normativo preesistente alla disposizione denunciata di incostituzionalità fosse tale da far sorgere nei possessori di banconote in lire la ragionevole fiducia nel mantenimento del termine fino alla sua prevista scadenza decennale” ... “il fatto che, al momento dell’entrata in vigore della disposizione censurata, fossero già trascorsi nove anni e nove mesi circa dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio della posizione di coloro che, confidando nella perdurante pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione in euro delle banconote in lire possedute”. Ma non finisce qui, la Consulta prosegue “Nemmeno la sopravvenienza dell’interesse dello Stato alla riduzione del debito pubblico può costituire adeguata giustificazione di un intervento così radicale che estingue ex abrupto” un diritto. 

Ex abrupto significa “improvvisamente”! La Consulta ha quindi dichiarato illegittima una norma, visto che “nel caso in esame non risulta operato alcun bilanciamento fra l’interesse pubblico perseguito dal legislatore e il grave sacrificio imposto ai possessori di banconote in lire”. In conclusione, quella norma, bloccando di fatto perentoriamente e con due mesi di anticipo la possibilità di convertire le lire ha violato gli articoli 3 e 97 della Costituzione, cioè il principio di affidamento e di certezza del diritto costituendo di fatto una vera e propria "espropriazione" di un bene. 

E adesso? Ricorsi e processi costosi sia per chi ricorre sia per chi deve difendersi, ovviamente per poche vecchie lire non è conveniente e lo Stato ha comunque guadagnato, per chi aveva congrue disponibilità, se le avesse distrutte a seguito della legge Monte ha fatto vincere ancora lo stato…insomma, non è che i tecnici del Parlamento non sappiano le cose, è che conoscono la burocrazia e sanno di guadagnare sempre anche quando rischiano di perdere.

autore / Luca Lippi
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