Siria: il piano-Putin in 7 punti, ma per i sauditi sono 9

06 novembre 2015 ore 15:09, Americo Mascarucci
Siria: il piano-Putin in 7 punti, ma per i sauditi sono 9
La Russia starebbe preparando un piano per risolvere definitivamente a proprio favore la crisi siriana, ma senza però dare l'idea di far uscire sconfitti gli Usa e l’Arabia Saudita. 

Il piano sarebbe racchiuso in una proposta di accordo suddivisa in più punti, ma considerando che già sui numeri non c’è sinergia, figurarsi se si potrà trovare sui contenuti. 
Secondo il quotidiano panarabo Ash Sharq al Awsat, edito dall'Arabia Saudita, sarebbe composto da nove punti, mentre fonti russe riferiscono che i punti sarebbero soltanto sette. 

Ad ogni modo, punto più, punto meno, l’accordo si baserebbe su una sorta di “buonuscita” per il presidente siriano Bashar Al Assad il quale sarebbe disponibile a lasciare il potere ma senza però uscire sconfitto dal conflitto. 
E secondo indiscrezioni il piano che Vladimir Putin sarebbe pronto a sottoporre all’attenzione dell’Occidente, dei paesi arabi e dell’Iran nella conferenza di Ginevra del prossimo 13 novembre, prevederebbe un accordo di pace fra Assad e l’opposizione siriana a patto che questa accetti di negoziare con il dittatore. 
Il quale dal canto suo sarebbe pronto a lasciare il potere e a favorire una transizione democratica attraverso elezioni presidenziali e parlamentari da stabilire in accordo con l’opposizione per la formazione di un governo di unità nazionale. 

Assad non si ricandiderà direttamente ma gli dovrà essere riconosciuto il diritto di candidare suoi familiari e parenti. L’accordo fra le parti prevederà inoltre l’immediato cessate il fuoco fra l’esercito governativo ed i ribelli con sospensione del reciproco invio di armi da parte degli sponsor di entrambi i gruppi (la Russia per l’esercito siriano e l’America per i ribelli).  
Le parti potranno discutere poi i termini di un’amnistia che porti al rilascio di tutti i prigionieri politici. 
Tutti i gruppi dell’opposizione armata e le milizie filo-iraniane dovranno essere integrati nell’esercito siriano. 
La Russia garantirà l’amnistia per tutti i partecipanti ai gruppi armati di opposizione in cambio del loro impegno di rinunciare a perseguire Assad e i suoi famigliari.
La presenza militare russa in Siria continuerà sotto l’egida  di una risoluzione dell’Onu che indicherà nella Russia il garante dell’applicazione degli accordi raggiunti. 

Un piano sulla cui autenticità sono in molti a nutrire sospetti soprattutto perché appare evidente come un accordo del genere sarebbe ritagliato su misura per gli interessi della Russia nel Medio oriente. Putin in pratica sarebbe pronto a “sacrificare” Assad in cambio di una pacificazione nazionale, ma riconducendo l’opposizione siriana sotto il controllo di Mosca

Un accordo che difficilmente potrà trovare accoglimento presso gli americani certamente poco propensi a lasciar gestire l’eventuale transizione della Siria ai russi, ma ancora meno presso i sauditi che puntano a rompere l’asse Teheran-Damasco. Così come appare poco probabile che l’Iran possa accettare di perdere un alleato strategico come Assad per ritrovarsi al potere i nemici sunniti. 

Un accordo insomma che sembrerebbe far acqua un po’ da tutte le parti ma che dimostra come la Russia voglia continuare a giocare un ruolo di prima piano in Siria, oggi come nel futuro.

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