Tumore cerebrale bambini, studio italiano: "Prevedere lo sviluppo con test cognitivi"

06 novembre 2016 ore 18:45, intelligo
di Stefano Ursi

Neuropsicologi e neurochirurghi infantili di Ateneo del Sacro Cuore e Gemelli hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista “Child’s Nervous System” uno studio sui tumori cerebrali del bambino, secondo cui esiste la possibilità di predire la prognosi malattia con dei test cognitivi. Lo studio, spiega la nota del Gemelli, è il risultato di un lavoro condotto dalla dottoressa Daniela Chieffo, neuropsicologa e psicoterapeuta della UOC di Neuropsichiatria Infantile del Gemelli ed è stato presentato in occasione dell’annuale Congresso della Società Internazionale di Neurochirurgia Pediatrica di Kobe (che si è svolto dal 23 al 27 ottobre) con una valutazione neuro cognitiva in fase pre-operatoria è possibile ipotizzare una prognosi rispetto all’entità istologica di tumori cerebrali in età pediatrica.

Tumore cerebrale bambini, studio italiano: 'Prevedere lo sviluppo con test cognitivi'
Lo studio, che apre prospettive straordinarie relativamente al settore dei tumori cerebrali in età infantile, ha visto l'effettuazione di una valutazione neuro cognitiva pre e post intervento su 126 piccoli pazienti affetti da tumori cerebrali, operati dagli specialisti dell’UOC di Neurochirurgia Infantile del Policlinico A. Gemelli con istologia di tipo Astrocitoma pilocitico, Medulloblastoma, Ganglioglioma, PNET, Glioblastoma. Neoplasie, specifica la nota, trattate prima chirurgicamente e poi con protocolli neuro oncologici specifici. L'evidenza emersa agli occhi dei ricercatori rivela che una valutazione con test cognitivi ad hoc sulla presenza e l’entità di deficit o disturbi cognitivi alla diagnosi, e comunque nella fase pre-operatoria, è possibile fornire ai genitori possibili ipotesi sulla prognosi del bambino, sul possibile andamento della malattia. E soprattutto risulta anche possibile suggerire le migliori strategie rispetto all'approccio neurochirurgico che si deciderà di adottare nel prosieguo.

“In particolare – spiega la dottoressa Chieffo – dai risultati si evince che alcuni pazienti con diagnosi di tumore cerebrale presentano anche disordini specifici di entità diversa e che disturbi più significativi sono presenti in bambini con istologia di basso grado ovvero di lenta proliferazione, di conseguenza il bambino con istologia e caratterizzazione più aggressiva avrebbe un funzionamento maggiormente preservato e conservato”. “L’ipotesi – conclude Chieffo - è che il tumore a lento accrescimento provocherebbe maggiormente nel tempo una riduzione o un arresto dei circuiti responsabili del funzionamento cognitivo, rispetto ad una malattia con proliferazione attiva che essendo recente rispetto alla diagnosi non provocherebbe al contrario un’alterazione dei circuiti responsabili”.
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