Flessibilità in uscita: perché conforta l'intervento di Padoan

06 ottobre 2015, Luca Lippi
Flessibilità in uscita: perché conforta l'intervento di Padoan
Padoan ha preso decisamente in mano la situazione e fa il banchiere che è una professionalità che svolge con indiscussa competenza.

Ormai parla lui, e sta proponendo soluzioni, la cosa conforta perché Padoan è ascoltato a differenza di altri.

Sta cercando di risolvere la questione della flessibilità in uscita e a tale proposito ha rispolverato una antica consuetudine che era prassi consolidata nella vecchia e gloriosa industria privata italiana, il prestito aziendale.

In sostanza Padoan ripropone il prestito aziendale per trasferire sulle aziende il carico del costo dell’uscita dal lavoro. È una sorta di transfert, nel senso che sarebbe una misura momentanea prima che Padoan riesca a trovare spazio per inserire la risoluzione definitiva nella legge di stabilità, magari la prossima.

La famosa flessibilità in uscita, tanto anelata dai lavoratori e discussa negli ultimi mesi, potrebbe infine arrivare, e potrebbe arrivare a costo zero (per i forzieri dell’Inps) ma non per le aziende che dovrebbero “accollarsi l’onere” seppure garantiti dalla pensione futura del lavoratore. Le aziende non sono solide e gloriose come un tempo, oltretutto non è detto che accolgano con la vocazione di un tempo la strategia di ricambio generazionale!

Stante la situazione, questo nuovo meccanismo di uscita flessibile dovrebbe comunque arrivare in concomitanza con un meccanismo sanatorio strutturale in favore dei lavoratori esodati e dell'opzione donna. Molti di questi lavoratori non potrebbero infatti fruire del contributo fornito dell'azienda perché si trovano in uno stato di inoccupazione e risultano troppo giovani per ottenere il pensionamento secondo le attuali regole Inps e troppo avanti con l'età per potersi reinserire nel mercato dal lavoro.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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