Margelletti spiega la strategia italiana: "Bombardare l'Isis: ragioni, costi e rischi"

06 ottobre 2015, Marco Guerra
Margelletti spiega la strategia italiana: 'Bombardare l'Isis: ragioni, costi e rischi'
“La crescente minaccia dell’Isis implica un maggiore impegno, non possiamo sempre sperare che qualcuno combatta al posto nostro”. Così il presidente del Centro studi internazionali, Andrea Margeletti, commenta per IntelligoNews l'inizio dei raid dei caccia italiani contro obiettivi dello stato islamico in Iraq.
 
Allora prof. Margelletti, anche i caccia italiani iniziano a bombardare in Iraq. Molti italiani non sapevano neanche che le nostre forze fossero presenti in quel Paese…

“La presenza dell’Italia al fianco della coalizione è un fatto risaputo da mesi, non è stato fatto nulla di nascosto da parte del Ministero della Difesa. Quindi il non sapere dell’impegno dell’Italia in Iraq è un difetto di chi non ha avuto voglia di informarsi”.

Ma è comunque un cambio di passo significativo oppure i bombardamenti erano previsti fin dall’inizio della nostra partecipazione alla coalizione internazionale?

"No, non era previsto, ma le situazioni si evolvono di volta in volta; evidentemente è stato ritenuto a livello internazionale che la minaccia dell’Isis fosse sempre più presente sul governo di Baghdad e sugli equilibri regionali e quindi anche l’Italia, partecipando ad una coalizione, è stata chiamata a fare la sua parte. Lo faceva prima con attività di tipo ricognitivo, lo potrebbe fare adesso in maniera diversa”.

Torneremo a colpire con i tornado, alla fine si usano sempre gli stessi velivoli. La nostra flotta non possiede anche i moderni euro-fighters?

“Sono aerei diversi, per bombardare i tornado sono quelli che abbiamo noi e quello che hanno gli inglesi e le altre forze armate. Il tornado, essendo un caccia bombardiere, è quello che si usa in questi casi. Ma in effetti sono aerei che ormai hanno quarant’anni e saranno sostituiti dai famigerati F35 tra qualche anno come previsto per noi e per una marea di altre nazioni”.

Ma sono ancora affidabili?

“Certo altrimenti non ci faremmo volare i nostri piloti, è tutto molto normale e regolare, non c’è nulla di strano in tutto questo. Gli euro-fighters sono caccia bombardieri ottimizzati per fare gli intercettori, quindi per abbattere altri aerei, i tornado sono bombardieri puri”.

Che già usavamo nella prima guerra in Iraq…

“Sì, ma dal ’91 ad oggi i velivoli sono stati più volte ammodernati. Ed è anche vero che gli aerei si cambiano dopo molti anni, anche perché questo ha dei costi rilevanti. Ma soprattutto ancora non sono disponibili aerei più moderni, si va di generazione in generazione”.

A proposito di costi, dobbiamo prevedere ulteriori spese per il nostro Paese o tutto rientra nel budget iniziale della missione?

“Credo proprio che ci saranno dei costi maggiori per il fatto che dovremmo utilizzare delle bombe e questo costa; ma il punto è se vogliamo combattere veramente l’Isis o se ci rassegniamo a subirla, non si può pensare di risolvere i problemi a costo zero sperando che qualcun altro si impegni al posto nostro. È ovvio che se lei mi dice non dobbiamo spendere un euro in più del dovuto allora non si fa nulla”.

Noi colpiremo obiettivi in territorio iracheno. Mentre in Siria solo Russia, Usa e Francia hanno deciso di intervenire. E’ questo il modo giusto per sconfiggere il Califfato?

“Il problema non è bombardare per il piacere di bombardare, ma colpire obiettivi che siano importanti e non ho dubbi che i nostri raid faranno quello che è giusto fare. Parliamo comunque di roccaforti dello Stato islamico”.

Ma sul terreno questo sedicente stato islamico sembra resistere, vero?

“Ovviamente sì, perché il vero problema non è solo bombardare ma occupare il territorio. Il territorio lo occuperanno gli iracheni e non è un caso che l’Italia sia uno dei paesi più impegnati nell’addestramento delle forze irachene. L’addestramento dell’esercito regolare di Baghdad ha proprio lo scopo di fornire le capacità militari per il controllo del territorio”.

Per concludere le chiedo se questo impegno ci costerà un rischio in termini di esposizione ad eventuali attacchi del terrorismo di matrice islamica…

“Ma lei pensa che fino a ieri mattina noi italiani fossimo avulsi dal rischio terrorismo? Ecco non voglio aggiungere altro”. 
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]