Turchia e sauditi con l'Isis? Mosca lancia l'allarme

06 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Turchia e sauditi con l'Isis? Mosca lancia l'allarme
Il presidente turco Recep Erdogan cerca un compromesso con la UE per fermare l'esodo dei profughi verso la Turchia considerata una sorta di porta per l'ingresso in Europa

Intanto però la Turchia, insieme all’Arabia Saudita continua ad essere sospettata di aiutare segretamente l’Isis attraverso sostegni finanziari ed armamenti. Un'accusa che giungerebbe soprattutto dalla Russia impegnata a bombardare le postazioni dell'Isis in Siria per fermare l'avanzata degli eserciti anti-Assad. Putin è deciso a difendere la permanenza al potere del suo principale alleato obiettivo questo che rende difficile un'intesa con gli Usa convinti che Assad debba lasciare comunque il potere e favorire una transizione verso la democrazia. I sauditi dal canto loro avrebbero tutto l’interesse a rovesciare il regime siriano di Assad principale alleato dell’odiato regime sciita iraniano e lo stesso interesse lo coltiverebbe anche Erdogan che ha sogni di egemonia sul Medio Oriente con l’appoggio dei Fratelli musulmani, di Hamas e dei ribelli sunniti siriani ed iracheni.

L’Isis in pratica farebbe il “gioco sporco”, un gioco che potrebbe tornare utile per far fuori Assad, l’ostacolo principale ai sogni egemonici turchi. Anche se poi come visto Ankara si trova di fatto obbligata a gestire il problema dei curdi, ed è proprio qui che ad Erdogan serve l'aiuto europeo. Perchè i curdi per i turchi sono un problema da sempre, anche dal punto di vista politico visto che il partito autonomista curdo ha ottenuto forti consensi alle passate elezioni politiche eleggendo un discreto numero di deputati in parlamento, e l'arrivo di profughi di etnia curda in fuga dalla Siria non farebbe che aggravare questi problemi. L’intervento russo chiaramente impostato in difesa del regime di Damasco avrebbe irritato molto sia Ankara che Ryad pronti, secondo indiscrezioni, a sostenere il Califfato nella resistenza contro Mosca.

L'Unione Europea ha annunciato intanto una stretta sui rimpatri di migranti. I Paesi Terzi, che non hanno accordi di riammissione con l'Ue e con i suoi Stati membri, dovranno comunque accettare il rimpatrio dei loro cittadini se vorranno usufruire degli aiuti europei, fanno infatti sapere fonti della presidenza Ue. Della questione si parlerà al prossimo consiglio Affari interni di giovedì a Lussemburgo, in previsione della conferenza della Valletta.

E chissà che finalmente sull’immigrazione si inizi a capire qualcosa visto che fino ad oggi l’Europa è sembrata nella confusione più totale con la Merkel che si trova pressata dalla propria coalizione di governo per fissare un tetto massimo di profughi da accogliere. Ipotesi che la Cancelliera non sembra interessata a prendere, almeno per ora, in considerazione.
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