Spot fintamente "neutrale", il gender va a Diesel

06 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Spot fintamente 'neutrale', il gender va a Diesel
Meticcio, apolide ed asessuato, queste le caratteristiche che sembra dover possedere l’essere umano di nuova generazione. 

Così lo ha voluto ed “impostato” la moderna società relativista che, stagione dopo stagione, ha cercato di imporre le sue ideologie. Negli anni settanta è stato il turno del femminismo, “dell’utero è mio e lo gestisco io” dell’abolizione della morale come regola di condotta; negli anni ottanta e novanta si è poi passati al multiculturalismo, ossia al superamento delle differenze storiche, culturali e religiose, all’imposizione della società globalizzata, una società fondata sulla contaminazione e l’omologazione dei popoli attraverso il superamento delle identità nazionali e delle tradizioni. 

Adesso si è arrivati alla stagione del gender, ossia alla rottamazione delle differenze sessuali, al concetto secondo cui ogni individuo debba essere lasciato libero di scegliere a quale genere sessuale appartenere. E così eccoci giunti al modello di individuo costruito su misura dal nichilismo. Naturalmente ogni segmento della società è chiamato ad uniformarsi ai dogmi del relativismo laicista fondato sulle pulsioni dell’io, sul superamento del concetto di “io sono” in favore di un generico principio del “chi vorrei essere”. Prendete ad esempio la Diesel nota marca di abbigliamento per uomini e donne. 

Per pubblicizzare i suoi nuovi prodotti ha scelto una foto che richiama esplicitamente l’ideologia gender, condita di meticciato e di ambiguità. Si vede infatti un ragazzo asiatico che abbraccia una persona dai lineamenti occidentali, ma di cui si fatica a decifrare la sessualità. Potrebbe essere un ragazzo, ma anche una ragazza a seconda dei punti di vista. La scritta “This ad is gender neutral” posta a corredo della foto, lascerebbe intendere che si tratti di due maschi, o forse due femmine, tanto che importanza ha? Possono essere ciò che vogliono, un maschio ed una femmina, due maschi o due femmine, oppure due neutri, nel senso di sentirsi uomo o donna a seconda delle circostanze. 

Il messaggio è comunque chiaro; oggi non esistono più barriere di alcun tipo, né sessuali, né tantomeno culturali. Si è tutto e il contrario di tutto con il risultato che l’uomo di oggi si ritrova ad essere “uno, nessuno, centomila” come la celebre opera pirandelliana. Senza nazionalità, senza cultura di appartenenza, senza religione, una maionese impazzita, resa ancora più indigesta da una concezione ormai superata delle differenze sessuali naturali. 

Ciò che più sconcerta in tutto questo è assistere alla promozione dell’ideologia gender da parte dei più importanti social network e delle principali industrie del mondo ben contente di concorrere all’affermazione della "neutralità" ad ogni costo ed in ogni ambito. Una competizione rivolta a favorire un’omologazione planetaria, l’affermazione di un unico modello di individuo e di unici, indiscutibili, stili di vita che devono prevalere su ogni regola di ordine etico, morale, religiosa. 

  Con il risultato che l’integrazione, lungi dal favorire la pacifica convivenza fra le diversità e il contrasto alle discriminazioni, ha finito con il discriminare il diritto a sentirsi diverso per chi non vuole rassegnarsi ad essere apolitide, meticcio e asessuato.
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