Sinodo, il giorno anti-Erdo: Marx e Phiri al contrattacco

06 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Sinodo, il giorno anti-Erdo: Marx e Phiri al contrattacco
La relazione introduttiva del cardinale ungherese Peter Erdo che ha aperto ieri i lavori del Sinodo ordinario sulla Famiglia, ha senza dubbio fatto rumore, se Papa Francesco in persona stamattina si è sentito in dovere di intervenire per chiarire alcuni aspetti.  

Erdo in sostanza aveva ribadito come il bisogno di ascolto, di accoglienza e di misericordia nei confronti di chi vive situazioni difficili, non possa contraddire la dottrina della Chiesa e la verità di Cristo. L’attenzione del relatore generale si era concentrata principalmente sul tema della comunione ai divorziati risposati, per spiegare come non fosse possibile venire incontro a chi, dopo un divorzio ha contratto un secondo matrimonio, commettendo così il peccato di adulterio configurato direttamente da Gesù. 

L’intervento di Erdo è sembrato spegnere gli entusiasmi di chi, da questo Sinodo, sembrerebbe aspettarsi eclatanti novità. Bergoglio oggi è intervenuto spiegando che “non dobbiamo lasciarci condizionare e ridurre il nostro orizzonte di lavoro al Sinodo come se l’unico problema fosse quello della comunione ai divorziati risposati o no”. Il Papa ha preso la parola dopo l’intervento del segretario generale del Sinodo, Lorenzo Baldisseri, che ha rispiegato e messo a punto alcuni aspetti della metodologia del Sinodo soprattutto per i padri che partecipano all’assise per la prima volta. Un intervento quello di Bergoglio in controtendenza rispetto alla linea-Erdo? Oppure il Papa ha voluto semplicemente evitare che l'attenzione del Sinodo e dei media si concentrasse soltanto su un tema a scapito di tutti gli altri? Qualcuno parrebbe aver letto un'ingerenza papale, una sorta di assist per i progressisti, usciti spiazzati dalla Relazione introduttiva. Intanto però il fronte dei riformatori studia le contromosse. Già ieri il segretario speciale del Sinodo, il vescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, aveva provato a spegnere l’incendio provocato dalle dure considerazioni contenute nella relazione di Erdo specificando che il Sinodo è fatto per discutere e per trovare soluzioni con umiltà e senza chiusure preconcette. Oggi un’autorevole voce del campo progressista si è fatta sentire, con il chiaro intento di dimostrare che la relazione di Erdo non è la posizione ufficiale del Sinodo. 

Si tratta del presidente della Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Monaco di Baviera Rheinard Marx da sempre aperto soprattutto nei confronti delle unioni gay. Intervistato da Repubblica Marx spiega che: “E’ necessario guardare avanti non indietro perché il Papa ci chiede cose nuove”. Sarà un caso che Repubblica ha sentito proprio lui? Scontato, visto che la conferenza episcopale tedesca è il cuore del progressismo cattolico. “Il Sinodo è un cammino, dobbiamo fare dei passi avanti – ha aggiunto - ma non può essere una ripetizione, non possiamo e non dobbiamo guardare indietro”. 

Come dire: “La relazione di Erdo va superata”. Altra voce riformatrice che si è alzata in queste ore è quella del vescovo ausiliare di Chipata in Zambia, monsignor Benjamin Phiri il quale ha sottolineato come "il problema più grande in Zambia è rappresentato da quelle situazioni dove i cristiani non possono accedere ai Sacramenti perché nelle nostre diocesi ci sono tante sfide per quanto riguarda la stabilità del matrimonio o la vita sacramentale. Aspettiamo di trovare in questo Sinodo alcune soluzioni, risposte per far partecipare alla vita della Chiesa più persone possibili. Come spesso succede, si sposano ma poco tempo dopo si lasciano e si risposano. Ci sono alcune coppie che si sono lasciate anche 40 anni fa e ora si trovano in queste situazioni. 

Dobbiamo regolarizzare le loro situazioni dal punto di vista sacramentale". Una chiara e netta presa di distanza dalla relazione Erdo, anzi una posizione rivolta proprio a sottolineare come una soluzione vada trovata ad ogni costo, senza se e senza ma. I conservatori dunque hanno lanciato la prima mossa, i progressisti sembrano affilare le armi e in mezzo sembrerebbero farsi strada i moderati come ad esempio il vescovo canadese Paul-André Durocher. «Non possiamo – ha detto quest’ultimo - diventare un ghetto o una setta che non influenza il mondo, il messaggio di Gesù è dono, buona novella per il mondo: come rimanere fedeli a Gesù Cristo e dialogare con il mondo? 

Alcuni padri sinodali hanno sottolineato maggiormente l’insegnamento, altri maggiormente la necessità di dialogare con il mondo, è bene che ci sia un discernimento collegiale su questi temi. Il cardinale Erdo ha fatto una bella presentazione dell’insegnamento, altri sottolineano di più come dialogare con il mondo». Insomma, il Sinodo si è appena aperto ed appare subito chiaro come i temi oggetti di discussione siano al momento ben lontani da una mediazione. In compenso tutti indistintamente sembrerebbero aver stigmatizzato l’iniziativa di monsignor Charamsa e il suo coming out con conseguente richiesta al Sinodo di trovare soluzioni per i gay. Una posizione quella del teologo polacco che avrebbe irritato soprattutto i riformatori che temono un effetto boomerang sul Sinodo. Sembrerebbe confermarlo fra l’altro proprio la posizione del cardinal Marx. Al cronista di Repubblica che gli ha chiesto quanto la vicenda possa avere peso nella discussione in corso, l’arcivescovo tedesco ha risposto in maniera risoluta: "Non credo che possa determinare la discussione. Se ne è parlato molto, ma il caso non riguarda affatto il Sinodo".
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