Svolta nella lotta alla schizofrenia. I risulti della ricerca

06 ottobre 2016 ore 8:58, Andrea Barcariol
Sono almeno tre i colpevoli molecolari che ci rendono vulnerabili di fronte alla schizofrenia. E' quanto è emerso dallo studio scoperta di un gruppo internazionale di ricercatori, tra i quali Enrico Domenici del Cibio - Centro per la Biologia integrata dell'Università di Trento. "Grazie ai recenti progressi della genomica - spiega Domenici - ora sappiamo che ci sono numerose e sottili variazioni che possono aumentare il rischio che un individuo sviluppi nella sua vita questo grave disturbo psicotico, ma veramente poco sappiamo su come ciò avvenga". Obiettivo dei ricercatori del consorzio internazionale (the CommonMind Consortium) - formato da 9 istituzioni di 4 Paesi - è decifrare i meccanismi molecolari che entrano in gioco nel cervello di pazienti affetti da disturbi mentali. La rivista "Nature Neuroscience", il 26 settembre, ha dato notizia della prima tappa verso l'identificazione di alcuni dei geni colpevoli.

Svolta nella lotta alla schizofrenia. I risulti della ricerca
Il lavoro dei ricercatori è iniziato quattro anni fa. "Siamo partiti dall’analisi di tessuti cerebrali autoptici provenienti da più di 600 donatori, sia malati di schizofrenia sia sani - spiega Domenici - Grazie a sofisticate tecnologie di sequenziamento e analisi di dati, siamo riusciti a identificare all’interno delle 100 regioni una serie di varianti genetiche responsabili di cambiamenti nei processi cerebrali a livello molecolare. Con un interrogatorio più accurato siamo riusciti a identificare cinque geni sospetti. E mettendoli alla prova abbiamo trovato che tre di essi sono capaci di indurre in sistemi modello dei deficit simili a quelli trovati nei tessuti di pazienti schizofrenici"
Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono circa 24 milioni le persone che nel mondo soffrono di schizofrenia a un qualunque livello. La malattia si manifesta in percentuali simili negli uomini e nelle donne. Nelle donne si osserva la tendenza a sviluppare la malattia in età più avanzata. In Italia vi sono circa 245.000 persone che soffrono di questo disturbo. Coloro che si ammalano appartengono a tutte le classi sociali. Non si tratta, pertanto, di un disturbo causato dall'emarginazione o dal disagio sociale.

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