I Neet in Italia valgono 1,5 punti di Pil: l’Ocse lancia l’allarme

06 ottobre 2016 ore 11:51, Luca Lippi
Per “neet” (acrinomo inglese ‘Not (engaged) in Education, Employment or Training’) s’intendono individui che non sono impegnati nel ricevere un'istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnati in altre attività assimilabili, quali ad esempio tirocini o lavori domestici. 
L’Italia è nel gruppo di coda dei Paesi sott'osservazione Ocse riguardo questa categoria d’individui; peggio dell’Italia c’è solamente la Grecia.
I giovani disoccupati senza istruzione e formazione, sono aumentati  considerevolmente in Italia durante la 'Grande Recessione'. 
Lo rileva l'Ocse nel rapporto 2016 sulla società.
Prima del 2007 il tasso di Neet in Italia era già alto, attorno al 20%, 4 punti percentuali sopra la media; fra il 2007 e il 2014 ha continuato ad aumentare, raggiungendo il 27%, il secondo più alto dopo la Turchia. Il tasso di Neet ha registrato una modesta riduzione nel 2015 (corrispondente a quasi 2,5 milioni di Neet), ma resta significativamente sopra i livelli pre-crisi, quasi il doppio della media Ocse che è del 15%.
Ovviamente l’istituto lancia l’allarme, un esercito quello dei neet che nel 2015 conta 40 milioni di persone nei Paesi dell'organizzazione, pari al 15% degli under 30. "Tra questi - sottolineano all'Ocse -, oltre due terzi non sono alla ricerca attiva di un lavoro". Nel 2014 i Neet avrebbero potuto generare un reddito lordo di 360-605 miliardi di dollari, pari allo 0,9-1,5% del Pil Ocse complessivo.

I Neet in Italia valgono 1,5 punti di Pil: l’Ocse lancia l’allarme

Le giovani donne sono la parte preponderante fra i Neet, sebbene la loro quota sia scesa dal 60% del totale (composta per la maggioranza da donne inattive) prima della crisi, a circa la metà nel 2014. 
Tale diminuzione relativa è in parte dovuta al fatto che l’aumento della disoccupazione giovanile, durante la crisi, ha colpito più i giovani uomini che le giovani donne.
Il fenomeno dei Neet è più diffuso fra i giovani con bassi livelli di istruzione, rispetto ai giovani più istruiti. Il tasso di abbandono scolastico resta molto elevato in Italia, dove circa il 30% degli uomini e il 23% delle donne di età compresa fra i 25 e i 34 anni non ha un titolo di scuola secondaria superiore, in confronto a una media Ocse rispettivamente del 18% e 14%. Fra i giovani italiani nati all’estero, il tasso di Neet è più alto di circa un terzo rispetto ai giovani nati in Italia. Tuttavia tale divario è minore rispetto alla media dei paesi Ocse, dove i giovani nati al di fuori dei rispettivi paesi hanno, in media, il 50% di probabilità in più di essere Neet.
In conclusione, questo significa che l’Italia non è un paese per giovani, se prosegue questo passo, o peggio ancora, che le generazioni future non credono opportuno investire in “competenza” perché totalmente sfiduciati da un inserimento nel sistema lavoro.
Questa possibilità determina il crollo della fiducia dei consumatori fra un lustro, oltre che l’impossibilità di coprire le pensioni di chi ambisce alla quiescenza per raggiunti limiti.
L’Ocse commenta tramite Stefano Scarpetta, direttore della divisione Ocse per Occupazione, Lavoro e Affari sociali: “Per i giovani poco qualificati diventa sempre più difficile trovare un impiego, ancora più difficile un impiego stabile. Se non verranno compiuti sforzi supplementari per migliorare l'accesso a studi e formazione per tutti crescerà il rischio di una società sempre più spaccata”.
In Italia, riferisce l'Ocse, l'80,6% dei giovani vive dai genitori. Quanto al welfare, siamo i quarti per spesa in protezione sociale pubblica, pari al 29% del Pil, contro una media Ocse del 22%. L'invecchiamento della popolazione provoca, in particolare, una pressione al rialzo dei costi previdenziali che rappresenta il 16% del Pil, la quota più alta fra Paesi ricchi. E tuttavia - puntualizza l'istituzione guidata dal messicano José Angel Gurria - "l'Italia sta migliorando la sostenibilità finanziaria del suo sistema pensionistico grazie a riforme strutturali di lungo periodo".  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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