Brexit da soft ad hard, May sfida la Ue con le liste choc dei lavoratori stranieri

06 ottobre 2016 ore 13:02, intelligo
di Luciana Palmacci

Il Partito Conservatore del Regno Unito ha tenuto a Birmingham il suo congresso annuale, occasione per Theresa May, nuova segretaria del partito e prima ministra, di spiegare con chiarezza i suoi piani di governo per i prossimi mesi, che per lo più gireranno intorno a Brexit, l’uscita del Regno Unito dall'Unione Europa decisa con un referendum lo scorso giugno, e alle nuove politiche sull'immigrazione. Ma uno dei discorsi più commentati del congresso è stato quello con cui Amber Rudd, la 53enne nuova Home Secretary del Regno Unito (pari al nostro ministro degli Interni), ha spiegato i piani concreti del governo per ridurre i livelli di immigrazione nel paese, e che è stato riassunto con le liste dei lavoratori stranieri. Una delle sue proposte, la più discussa e criticata è quella che potrebbe portare le società del Regno Unito a pubblicare liste dei loro lavoratori che indichino quanti sono gli stranieri. Questo sistema dovrebbe indurre molte società ad assumere un numero maggiore di cittadini britannici, per essere visti meglio dai loro concittadini. 
Non si tratta di una schedatura, né di un divieto di assumere stranieri, ma di una specie di manovra di pubbliche relazioni nel tentativo di spingere le aziende a fare una scelta “popolare” (assumere britannici) e non farne una “impopolare” (assumere stranieri), ammesso che sia davvero così. Gli immigrati dovrebbero servire per “riempire gli spazi” lasciati liberi dai lavoratori britannici, ha fatto intendere la Rudd e non a prendere i lavori che potrebbero fare loro.

Brexit da soft ad hard, May sfida la Ue con le liste choc dei lavoratori stranieri

Nel Regno Unito sono 5,2 milioni i lavoratori stranieri su 31 milioni e senza il loro apporto alcuni settori, come l’edilizia e la sanità, andrebbero in affanno. L’obiettivo del governo dunque sarebbe duplice: da una parte frenare l’immigrazione; dall'altra favorire i britannici sul mercato (uno su dieci fra i 18 e i 24 anni è disoccupato). Per combinare i due obiettivi Rudd vuole rafforzare la norma, praticamente ignorata, che prevede che un’azienda debba aspettare 28 giorni prima di aprire una posizione d’impiego a uno straniero.
"Non chiamatemi razzista" ha detto la ministra la cui linea è chiara: "Prima gli inglesi". Dare priorità ai cittadini prima di chiamare nel Regno Unito un lavoratore straniero. Ha negato però che l’idea di obbligare le aziende a pubblicare gli elenchi dello staff sia già definita. Fa parte, sottolinea invece, di una serie di proposte che il governo sta valutando: "Non sono razzista, non ho paura di parlare di immigrazione".  
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