"La punizione" agli italiani per i Nobel in chimica e fisica: poca ricerca si paga

06 ottobre 2016 ore 13:19, Americo Mascarucci
Il Nobel per la Fisica 2016 andato a David Thouless, Duncan Haldane e Michael Kosterlitz per le scoperte teoriche relative alle fasi topologiche della materia, ha deluso profondamente gli scienziati italiani che speravano di veder assegnato il nobel al nostro Paese.
Tante le scoperte e i successi scientifici made in Italy, ma secondo l'opinione di molti a penalizzare l'Italia sarebbe lo scarso impegno dei governi nel campo della ricerca scientifica.
Tante belle parole, tanti complimenti, tante promesse ma pochi finanziamenti.
Mentre gli altri paesi europei investono molto sulla ricerca, l'Italia continua a destinare a questo settore soltanto le briciole, ragione che in campo scientifico farebbe dell'Italia un paese dallo scarso peso internazionale.
Fulvio Ricci, ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e professore alla Sapienza Università di Roma, a capo della collaborazione scientifica internazionale Virgo, che ha contribuito alla prima rilevazione delle onde gravitazionali è categorico: "Ovviamente speravamo che quest’anno il Nobel per la Fisica andasse alle onde gravitazionali, ma in qualche modo ci aspettavamo che finisse così e ora confidiamo per il prossimo anno".
In quel "ci aspettavamo che finisse così" c'è forse la dimostrazione più eloquente di un malessere per un risultato che poteva essere diverso ma su cui nessuno è sembrato pronto a scommettere.

'La punizione' agli italiani per i Nobel in chimica e fisica: poca ricerca si paga
Stupore è stato anche espresso da Vincenzo Balzani, professore emerito all'università di Bologna, che in collaborazione con uno degli scienziati premiati quest’anno ha studiato i motori molecolari.
Da anni considerato un’autorità mondiale nel campo delle macchine molecolari, Balzani ha collaborato insieme al suo gruppo a molte ricerche con Jean-Pierre Sauvage e Sir J. Fraser Stoddart, dando un contributo fondamentale soprattutto nella costruzione degli `interruttori´ che attivano le nanomacchine. 
"I nostri colleghi premiati sono sempre stati bravissimi a sintetizzare quello che noi suggerivamo, il nostro è stato un contributo complementare al loro e siamo contenti anche così", ha detto Balzani che tuttavia intervistato da Quotidiano.Net non manca di criticare l'Italia.
"La Royal Society inglese è molto potente e supporta con forza i suoi scienziati. Noi siamo in Italia, lo sappiamo che la ricerca non è molto considerata. Che cosa possiamo farci?".
Più chiaro di così!


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