Esselunga, testamento amaro di Caprotti: ai primi 2 figli solo il 30%

06 ottobre 2016 ore 14:27, Marta Moriconi
di Eleonora Baldo

A distanza di tre giorni dai funerali di Bernardo Caprotti, celebrati lunedì a Milano, alle 18.00 di ieri il notaio Carlo Marchetti ha reso noto le ultime volontà in termini di suddivisioni patrimoniale del compianto patron di Esselunga.

L’apertura della “legittima”, pur con qualche sorpresa, ha nella sostanza confermato le ipotesi circolate negli ultimi tempi sulle probabili intenzioni dell’imprenditore, da sempre impegnato a gestire i contrasti e le gelosie tra il primo e il secondo nucleo familiare. In accordo con le attese, quindi, la maggioranza all’interno della holding Supermarket italiana - che controlla Esselunga – è andata a Giuliana Albera, la seconda moglie e alla figlia Marina. Le due donne gestiranno il 66, 7% delle quote societarie (25% alla moglie, 16,7% alla figlia e un ulteriore 25% in cogestione) mentre ai due figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, andrà il restante 32,3% delle quote. Anche per quanto riguarda Villata, società preposta alla gestione del patrimonio immobiliare, viene confermata la maggioranza alla moglie Giuliana e alla figlia, titolari del 50% delle quote mentre il restante 50% verrà suddiviso tra Giuseppe e Violetta.

Esselunga, testamento amaro di Caprotti: ai primi 2 figli solo il 30%
Il testamento ha poi previsto riconoscimenti economici anche per la segretaria storica Germana Chiodi, in passato già beneficiaria di donazioni milionarie – e per i nipoti, i 3 figli di Giuseppe e Andrea e Fabrizio, figli del fratello Claudio, socio-fondatore dell’impero Esselunga.

Contestualmente all’annuncio dell’apertura del testamento è stata fermata anche qualsiasi procedura di vendita dell’azienda che grazie ai suoi 7,3 miliardi di fatturato e 290 milioni di utile era stato oggetto di interesse dei fondi Blackstone e Cvc  ed è stato eletto un nuovo presidente temporaneo della holding, Piergaetano Marchetti, che fungerà da figura di garanzia per dare continuità e stabilità al gruppo, così come è emerso dalle ultime volontà del defunto patron di Esselunga.

 

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