La parola della settimana: boia

06 settembre 2014 ore 10:11, Paolo Pivetti
La parola della settimana: boia
L’evoluzione dei tempi e della civiltà ha travolto, com’è logico, molte figure professionali della tradizione.
Il cocchiere, per esempio, è personaggio oggi desueto, reperibile soltanto in circostanze particolarissime e solenni, come quando porta a spasso per Londra la Regina Elisabetta tra due ali di folla plaudente. Anche la modista, ormai risucchiata nel turbinio vorticoso del mercato globale, ha perso quel suo ruolo solitario e patetico da geniale e gentile creatrice artigianale; e così il carbonaio, cancellato dai nuovi combustibili e dall’anatema ambientalista contro il vituperato carbone. Si potrebbe continuare con l’elenco delle figure che hanno popolato un mondo ormai remoto, e che oggi sono sparite forse anche dai ricordi. Altri mestieri, altre figure professionali invece, hanno resistito saldamente, dimostrandosi perfettamente adeguate a reggere l’evolversi dei tempi e del costume. E non parliamo soltanto dell’idraulico, che ormai raggiunge e supera il livello di apprezzamento e di stima di un docente universitario. L’attualità fa balzare in primo piano davanti ai nostri occhi un altro professionista che, dobbiamo ammetterlo, non ha mai conosciuto vero oblio, e nel momento attuale sta godendo di un particolare trionfo: il boia. Il nome viene tal quale dal latino, dove l’identico vocabolo indicava un strumento: un collare per condannati e schiavi oppure la gogna. Qui, nella patria di Beccaria, avevamo creduto di poterlo collocare tra i ricordi raccapriccianti del passato; qualcuno aveva persino pensato di scherzarci mettendo in commedia (musicale) la terribile figura di Mastro Titta, l’ultimo boia di Roma. Ma quale mai commedia? L’attualità ci costringe a un brutale risveglio dimostrandoci che il boia è una figura professionale indispensabile per l’edificazione di quella nuova società che il signor Al Baghdadi e il suo gruppo di lavoro in tuta nera stanno preparando per noi. Certo, gli operatori umanitari di Al Baghdadi sono ancora un po’ rozzi, con i loro barbarici coltelli; e fan brillare di luce umanitaria il boia-medico che negli Stati Uniti infila nel braccio del condannato l’ago letale, o il boia-guardia che in Cina, con un solo colpo di pistola alla nuca del condannato ne manda in frantumi la testa: rituali “civili” per imperi evoluti che pur non possono privarsi di una ragionevole dose di sacrifici umani. E noi, quelli di Beccaria? Beh, noi abbiamo un Primo ministro che, impegnato com’è a piroettare sulle punte non si è ancora accorto di nulla. Allora forse possiamo riaddormentarci tranquilli ripetendoci, per prender sonno, quelle belle parole che ci danno tanta serenità: dialogo, accoglienza, società multiculturale…
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]