Renzi snobba la minoranza Pd: "Sul Senato nessuno ci fermerà"

07 agosto 2015, Andrea De Angelis
Ci risiamo. Sono le prove di quello che sarà un autunno bollente e c'è chi giura porterà, forse, anche alle elezioni. Nonostante il soccorso dei cosiddetti verdiniani e l'appello di ieri del Presidente emerito, Giorgio Napolitano. 

Renzi snobba la minoranza Pd: 'Sul Senato nessuno ci fermerà'
La minoranza Pd ha annunciato ieri di aver messo a punto un pacchetto di emendamenti al ddl ora all'esame di palazzo Madama, firmati da 28 senatori (il documento "Avanti con le riforme costituzionali" era stato sottoscritto da 25), in cui si insiste sul tema del Senato elettivo. 

Renzi però si mostra sicuro e afferma che niente lo fermerà. La cosa non lo preoccupa più di tanto, si voteranno gli emendamenti "e vediamo chi avrà i numeri". 

Dura e puntuale la risposta di Pierluigi Bersani: "Chi ha responsabilità non demonizzi chi critica","non è possibile che appena si apre bocca si parli di Vietnam". 

Ma cosa hanno detto gli esponenti della minoranza? "Partiamo dal convincimento che bisogna superare il bicameralismo perfetto e che è necessario fare presto, certo, ma anche bene e senza negare un serio e approfondito confronto sul nuovo Senato e sugli equilibri complessivi che assumerà il futuro assetto istituzionale, anche alla luce della nuova legge elettorale recentemente promulgata" hanno dichiarato i parlamentari della minoranza del Partito Democratico, annunciando: "I principali temi affrontati negli emendamenti riguardano l'elettività diretta dei prossimi senatori in concomitanza con l'elezione dei Consigli regionali, la riduzione del numero dei parlamentari, i poteri di verifica, controllo e inchiesta da affidare al nuovo Senato delle autonomie e la riforma del Titolo V".

"Quanto al sistema delle garanzie andrebbero corrette le modalità di elezione del presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, per evitare che il vincitore del premio di maggioranza assegnato dall'Italicum possa eleggersi da solo o quasi anche i principali organi di garanzia istituzionale" hanno proseguito i senatori, concludendo: "Ci sembra anche opportuno che alcune limitate e qualificate materie conservino una lettura bicamerale: leggi elettorali nazionali, temi di natura etica, amnistia e indulto, diritti delle minoranze, dichiarazioni di guerra e libertà religiosa".

Anche l'appello rivolto alle forze politiche dall'ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano, a non rimettere in discussione la riforma del Senato, scatena la polemica. In molti, infatti, soprattutto i dissidenti Dem e FI, vi leggono un tentativo "a gamba tesa" contro il presidente del Senato Pietro Grasso che dovrà dire la sua sull'ammissibilità o meno delle proposte di modifica presentate al testo Boschi. 

Tra le voci polemiche anche quella di Rosy Bindi: "Non concordo affatto con Napolitano, l'Italicum e la riforma sono un gran pasticcio".
Ancora più pesante l'affondo del democratico Franco Monaco: "Giudico sconcertante il suo intervento a piedi uniti su Grasso, chiamato a dirimere un nodo giuridico istituzionale delicato e controverso quale quello dei limiti all'emendabilità del ddl". Sulla stessa linea anche i colleghi Corsini e Lo Moro. 

Sul fatto che si tratti di un nodo controverso e complesso ci sono pochi dubbi, vista anche la mole di emendamenti leghisti che ha annunciato Calderoli: oltre mezzo milione... 


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