Delitto di via Poma: è ancora giallo dopo 25 anni. Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

07 agosto 2015, intelligo
Delitto di via Poma: è ancora giallo dopo 25 anni. Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?
Era il 7 agosto 1990. Venticinque anni dopo il delitto di via Poma resta ancora avvolto nel mistero. E il killer di Simonetta Cesaroni non ha un volto e un nome.

Il 7 agosto in Prati, quartiere ‘bene’ di Roma, a poca distanza da piazza Mazzini in un ufficio dell’Associazione italiana alberghi della gioventù, viene rivenuto il corpo senza vita di Simonetta. Aveva solo venti anni. Uccisa con 29 colpi inferti da un’arma bianca, probabilmente un tagliacarte. 

Sono la sorella e il fidanzato a dare l’allarme non vedendo rincasare Simonetta che lavorava in quell’ufficio come segretaria. Sul posto arrivano i soccorsi, le forze dell’ordine e anche il proprietario dell’ufficio insieme al figlio. Il corpo di Simonetta è seminudo ma per il medico legale non c’è stata violenza sessuale. 

Le indagini si concentrano fin da subito sul portiere dello stabile, Pietrino Vanacore che tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere – era il 10 agosto – viene fermato perché gli investigatori individuano una macchia di sangue sospetta sui suoi pantaloni, ma in seguito il Tribunale del riesame ne decide la scarcerazione.

A ottobre l’autopsia ricostruisce la mappa delle ferite da taglio al volto, al collo, al torace e nella zona pubica e fissa l’ora della morte in un arco temporale di trenta minuti: tra le 18 e le 18.30. La posizione di Vanacore viene archiviata definitivamente dal giudice per le indagini preliminari – su richiesta del pm -  nell’aprile 1991 e quella di tre persone che frequentavano l’ufficio in via Poma. 

Nel 1992 il colpo di scena: Federico Valle, nipote dell’architetto Valle che vive nel Palazzo dove ha sede l’ufficio, viene raggiunto da un avviso di garanzia. Il giovane e lo stesso Vanacore che sarebbe stato ospite da lui per una notte, vengono chiamato in causa da Roland Voller, un testimone austriaco. Il 16 giugno 1993 Valle e Vanacore vengono prosciolti e il provvedimento è poi confermato l’anno successivo dalla Cassazione. 

Nel 2004 il dossier sul delitto di via Poma viene assunto dal pm Roberto Cavallone che dispone analisi dei carabinieri del Ris sugli indumenti della vittima. Nel settembre del 2007 Raniero Busco che all’epoca dell’omicidio era fidanzato con Simonetta, viene indagato con l’accusa di omicidio volontario. Secondo le analisi il suo dna sarebbe stato compatibile con le tracce biologiche rivenute sul reggiseno e sul corpetto della ragazza. Due anni dopo Busco viene rinviato a giudizio e il processo in Corte d’Assise si apre nel 2010. 

Nello stesso anno a Torre Ovo, viene rinvenuto in mare il cadavere di Pietrino Vanacore: tre giorni dopo avrebbe dovuto deporre allo stesso processo come testimone. Gli inquirenti ritengono che si sia trattato di un suicidio.
Il 26 gennaio 2011 Busco viene condannato a 24 anni di carcere: il pm per lui aveva chiesto l’ergastolo. Al processo d’Appello una nuova perizia che di fatto smonta la tesi dei consulenti della procura, ma nel 2012 il procuratore generale Alberto Cozzella chiede la conferma della sentenza di primo grado e, in subordine, una nuova perizia. Ma la difesa insiste per l’assoluzione di Busco. Il caso arriva in Cassazione nel 2014 e l’uomo viene assolto dai giudici.

Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

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