Lo spesometro, come funziona e come scopre gli evasori

07 aprile 2015, Luca Lippi
Lo “spesometro” è uno strumento fiscale unico, a oggi non trova eguali in altri Paesi.

Ideato nel 2013 e originariamente denominato “comunicazione polivalente”, ha lo scopo di limitare l’evasione fiscale in ambito IVA. In realtà non si riferisce alle spese di routine come la maggior parte dei cittadini crede, ma agli acquisti d’importo pari o superiori ai 3000 euro più Iva (3600 euro).

Lo spesometro, come funziona e come scopre gli evasori
Secondo l’Agenzia delle Entrate gli acquisti di arredamento, auto piuttosto che lavori di ristrutturazione, sono un indicatore di ricchezza. All’acquisto da parte del contribuente di un bene o di n servizio d’importo superiore ai 3000 euro deve corrispondere l’obbligo del venditore di registrare l’identità del compratore e la natura dell’operazione per poi trasmetterne i dati all’Anagrafe Tributaria. In questo modo i titolari di partita Iva provvedono a liquidare l’imposta; la comunicazione obbligatoria è a valere dal 10 aprile per chi ha liquidazione mensile, e 20 aprile per chi liquida trimestralmente. 

Di fatto non cambia nulla, tutto è come prima cambia solamente che il fisco non ha bisogno di ordinare verifiche a campione perché tutte le informazioni transitano direttamente, dovrà solo incrociare i dati e verificare che il reddito del contribuente sia capace di giustificare le spese. 

Ovviamente se il contribuente spende più di quello che riesce a produrre è evidente che dovrà fornire qualche giustificazione

Dati ufficiali sullo spesometro non ce ne sono, ma secondo indiscrezioni almeno un accertamento su tre effettuato dal Fisco e conclusosi con una 'sentenza' d’evasione, è scattato proprio in seguito ad un controllo incrociato reddito/spesometro. 

Nel 2014, le operazioni superiori alla soglia dei 3600 euro e segnalate al Fisco sono state 400 mila. In conclusione è assai importante trattenere e tracciare ogni spesa superiore ai 3600 euro pronti a giustificarne ogni possibile verifica. Il fisco in questo modo cerca di limitare l’uso del contante; ancora più importante (qualora si facesse uso di denaro proveniente non dal proprio reddito, la cosiddetta regalia) evitare di accettare contante ma far transitare il denaro attraverso bonifico bancario con causale regalia, è molto più semplice per il fisco tracciare l’operazione ed evitarvi scomode e fastidiose convocazioni.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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