Il massacro dei cristiani nel mondo. Cosa è cambiato e l'"intervento" per il Papa e Gentiloni

07 aprile 2015, intelligo
Il massacro dei cristiani nel mondo. Cosa è cambiato e l''intervento' per il Papa e Gentiloni
Il massacro dei cristiani nel mondo ha le dimensioni di un genocidio. Vediamo in dettaglio la mappa sporca di sangue.

Nigeria, Congo, ma anche Pakistan e Sud-Sudan, Yemen e Libia sono i Paesi dove è maggiore l’incidenza della persecuzione cristiana, soprattutto nell’ultimo anno e non solo per le guerre civili in corso in vari teatri del mondo ma anche per effetto delle stragi perpetrate dai tagliagole dell’autoproclamato Stato Islamico. 

I NUMERI. I dati parlano chiaro. La media consegna alle cronache un dato inquietante: dal 2000 al 2010 i cristiani uccisi nel mondo sono stati un milione, quasi centomila all’anno. I numeri sono quelli elaborati dal professor Todd Johnson, successore del professor David, al timone del Center for the Study of Global Christianity di South Hamilton (Massachusetts). 
Il professor Todd Johnson è il successore del suo collega David Barrett (1927-2011), «Mr. Statistiche» per gli studiosi di scienze religiose di tutto il mondo, alla guida del Center for the Study of Global Christianity di South Hamilton, nel Massachusetts.  L’attività di monitoraggio del Centro è alla base delle statistiche su base internazionale, utilizzati da comunità religiose e da aderenti alle varie religioni. 

Un massacro che con la strage all’università Garissa degli studenti cristiani aggiunge ai dati un dato ancor più inquietante che testimonia l’indifferenza del mondo occidentale di fronte a quella che sta diventando una vera e propria emergenza. Nigeria, Congo, ma anche Pakistan e Sud-Sudan, Yemen e Libia sono i Paesi dove è maggiore l’incidenza della persecuzione cristiana, soprattutto nell’ultimo anno e non solo per le guerre civili in corso in vari teatri del mondo ma anche per effetto delle stragi perpetrate dai tagliagole dell’autoproclamato Stato Islamico. 

L’APPELLO DEL PAPA E LA RISPOSTA DI GENTILONI. “Silenzio complice”. E’ il j’accuse di Papa Francesco nei confronti della comunità internazionale scandita con forza nell'omelia del Lunedì dell'Angelo. Una sollecitazione che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (nell’intervista al Corsera) raccoglie e rilancia quando dice che “bisogna fare di più” non escludendo l’opzione dell’intervento militare, oltre al potenziamento della cooperazione internazionale. “Qualcuno potrà scandalizzarsi, ma questi gruppi vanno affrontati anche sul piano militare. Non userò la parola combattere, altrimenti mi ritrovo nei panni del crociato...”. 

Parole che oggi però sembrano acquistare un peso diverso perché il titolare della Farnesina mette sul tavolo con carattere di priorità altre opzioni. “Non escludere l’opzione militare fa sicuramente titolo, ma non è l’unica risposta al terrorismo né la risposta decisiva”. Secondo Gentiloni la lotta al terrorismo “va condotta con interventi su più terreni” ricordando il coinvolgimento dell’Italia nell’operazione militare anti-Isis in Siria e in Iraq. 
autore / intelligo
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