Diaz, Tonelli (Sap): "Tortura? Contro noi poliziotti un manifesto ideologico"

07 aprile 2015, Andrea De Angelis
Quanto compiuto dalle forze dell’ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 «deve essere qualificato come tortura».
Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.
In particolare è stato violato l’articolo 3 su «divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti».
IntelligoNews ne ha parlato con Gianni Tonelli, Segretario Generale del sindacato di Polizia Sap...

Diaz, Tonelli (Sap): 'Tortura? Contro noi poliziotti un manifesto ideologico'
Come commenta la sentenza?

«Diciamo che Diaz non è stata sicuramente una bella parentesi, ma parlare di tortura mi sembra eccessivo».

Il problema per l'Italia è la normativa?

«In Italia la normativa c'è già ed è ampiamente presente, il problema è che non è stata ancora qualificata come tale perché si cerca di far passare un manifesto ideologico contro le Forze dell'ordine.
Basterebbe dire che in adesione al trattato internazionale nell'ordinamento italiano il comportamento di tortura viene sanzionato dal combinato disposto di una serie di norme che sono il sequestro di persona, la violenza privata, l'abuso in atto d'ufficio, le lesioni dolose. Se le mettessimo in fila, pensando che c'è l'ergastolo per il sequestro di persona, il soggetto starebbe in galera per almeno due vite». 


Qual è allora il problema?

«Il portare avanti un manifesto ideologico dove addirittura si parla di sofferenze psichiche le quali non solo sono impossibili da misurare, ma non hanno precedenti in altri ordinamenti e sono semplicemente strumentali per avversare l'operato delle Forze dell'ordine». 

Forse sarebbe opportuno dare il giusto peso alle parole, a partire dal termine tortura...

«Devo leggere ancora la sentenza e capire qual è il comportamento definito di tortura perché francamente faccio fatica a vederlo».

Nella sentenza pubblicata dal tribunale di Strasburgo si condanna l'Italia per i maltrattamenti subiti dal ricorrente, il veneto Cestaro, a cui è stato assegnato un indennizzo da 45.000 euro. 

«Se c'è un reato a danno di una persona per forza c'è anche un risarcimento, questo è indiscutibile». 

Come sindacato di Polizia che proposte farete anche in virtù di questa sentenza?

«Non siamo per la trasparenza, ma per la super trasparenza! La nostra proposta non è solo innovativa, ma rivoluzionaria e per questo fatica a trovare accoglimento visto che taciterebbe una volta per tutte qualsiasi atteggiamento di avversità contro le Forze dell'ordine. Noi siamo per le videocamere.
Abbiamo fatto una campagna fortissima per questo affinché esse certifichino ogni nostro respiro e certifichino altrettanto ogni respiro di quei mascalzoni che ogni giorno nel nostro Paese commettono crimini e delinquono. Togliamo dunque ogni dubbio: se ci sono nostre responsabilità ce le assumeremo tutte e saranno certificate in maniera inequivocabile da un filmato. Una soluzione più trasparente di questa non esiste».
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