Terremoto L'Aquila, Pezzopane (Pd): “Oggi in mezzo al guado. Serve una nuova legge a cui sto lavorando"

07 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Terremoto L'Aquila, Pezzopane (Pd): “Oggi in mezzo al guado. Serve una nuova legge a cui sto lavorando'
Sei anni dopo il terremoto che ha fatto morti e devastato L’Aquila, è cambiato molto ma errori, ritardi e inchieste sulla corruzione, hanno rallentato la rinascita della città e del territorio. Stefania Pezzopane, senatrice dem, nella conversazione con Intelligonews rivendica gli oltre sei miliardi che il governo ha messo sulla programmazione degli interventi fino al 2018 e riapre il cahier de doleances su ritardi ed errori dei governi precedenti.

A sei anni dal terremoto che ha messo in ginocchio L’Aquila cosa è cambiato?

«E’ cambiato molto, è cambiata la nostra vita, la nostra organizzazione sociale: è cambiato tutto. Sei anni sono tanti per il tempo che, inesorabile è trascorso, ma sono purtroppo ancora pochi per vedere ricostruiti nella loro integrità L’Aquila e il territorio. Oggi siamo in mezzo al guado: alle spalle abbiamo tante cose fatte ma anche molti errori. Davanti abbiamo tantissimo ancora da fare». 

Ritardi ed errori: di chi è la reponsabilità?

«Sì, molti errori. Rispetto alla violenza e grandezza di questo terremoto le istituzioni nazionali ma anche quelle locali non erano pronte a un colpo così ferale. Ci sono state risposte immediate per l’emergenza ma risposte lentissime per la ricostruzione, con errori di impostazione gravi perché, ad esempio, la ricostruzione del centro storico è stata messa in ombra rispetto alla scelta di costruire i villaggi provvisori che adesso sono fatiscenti. Tutto ciò ha comportato ritardi, al punto che abbiamo ricominciato a ricostruire il centro storico da poco più di un anno ma il centro cittadino ha ancora un aspetto spettrale»

Ritardi, errori ma anche inchieste sulla corruzione.

«Il questore de L’Aquila nei giorni scorsi salutando la città che ha lasciato per un altro incarico ha parlato di corruzione fisiologica; ci sono stati casi ed episodi che tutti ricordiamo ma, almeno finora non si è trattato di corruzione dilagante. La mole di soldi, di interessi occulti fin da subito ha mostrato il fenomeno della corruzione: ci ricordiamo tutti le intercettazioni telefoniche che la mattina in base alle quali la mattina del 6 aprile, a poche ore di distanza dalle 3,32 della notte che ha segnato il dramma degli aquilani e la perdita di tante vite umane, c’era chi si sfregava la mani e diceva compiaciuto che un terremoto non capita tutti i giorni. Quindi tre ore dopo il disastro c’era già chi pensava di lucrare sui morti. Abbiamo alle spalle anni molto duri che ci pesano come collettività, che pesano come comunità e a livello individuale. La comunità aquilana è sfiancata dall’assenza di un luogo comunitario quale era il centro storico riconosciuto da tutti e dove tutti si incontravano: ciò che manca di più è proprio questo»

Renzi ha detto dalle promesse ora si passa ai fatti. Ma quali fatti? 

«Il governo sta facendo cose importanti. Anzitutto ha messo i soldi e questo per noi era un motivo di profonda angoscia. Si tratta di sei miliardi e duecento milioni. In questi anni hanno lottato tanti, abbiamo fatto manifestazioni, abbiamo portato a Palazzo Chigi carriole zeppe di progetti per far vedere che i progetti ci sono ma mancano le risorse. Ora, questo governo ha invertito la rotta. Nella legge di stabilità io mi sono battuta molto per avere le risorse necessarie ed ho ottenuto di vedere nero su bianco la programmazione degli interventi fino al 2018 per oltre sei miliardi di euro. E’ un passaggio importante che il governo doveva fare perché senza soldi la ricostruzione si era fermata. Il governo Monti non ha messo un euro ma ha solo sbloccato le risorse stanziate da quelli precedenti; i governi precedenti le risorse le hanno date col contagocce, briciola per briciola. Il risultato è che in questi anni molta gente, arrabbiata e delusa, ha lasciato la città»

Cosa serve ora?

«Serve una nuova legge per la ricostruzione che stiamo scrivendo e siamo a buon punto. Ci sto lavorando in prima persona; si tratta di un articolato complesso, frutto di un lavoro di ascolto e di confronto con le categorie produttive, gli amministratori locali, gli uffici competenti, che a breve verrà presentato».

Cosa c’è scritto, cosa prevede?

«La proposta di legge si muove su alcuni filoni, fondamentali. Anzitutto un’accelerazione delle procedure, il rafforzamento degli addetti alla ricostruzione prevedendo anche nuove assunzioni previo scorrimento delle graduatorie già esistenti per i bandi relativi alla ricostruzione. L’altro filone riguarda nuove norme anti-corruzione su appalti, subappalti, sulle responsabilità dei direttori dei lavori, sul potenziamento della “white list”, la lista delle aziende ‘pulite’. Il terzo filone è quello della rimozione degli ostacoli burocratici e del rilancio produttivo del territorio perché qui siamo ancora in agonia economica e sociale. Ho apprezzato la lettera del premier Renzi che a breve verrà a L’Aquila e, avendo già stanziato le risorse, eseguirà una verifica della situazione, specie sui ritardi che dobbiamo superare»

Da aquilana quando la sua città si rimetterà in piedi?

«La città sta facendo sforzi incredibili: ognuno di noi da quella mattina del 6 aprile di sei anni fa ha fatto cose che nessuno di noi avrebbe mai pensato di riuscire a fare; rimettere insieme una vita familiare scombinata perché le famiglie si sono scomposte, è mancata la vita sociale; c’è stato uno sconvolgimento sociale gigantesco di cui paghiamo un prezzo altissimo; sono aumentati i disturbi psicologici, è aumentato il ricorso all’alcool e agli psicofarmaci. E nonostante tutto, lo sforzo che abbiamo fatto è stato enorme. E’ vero che una parte degli aquilani se ne sono andati ma siamo nell’ordine di alcune migliaia, mentre il corpo centrale della comunità ha resistito e ha ricostruito la propria vita e la propria casa. La ricostruzione della periferia è pressochè completata e finalmente adesso si è messo mano al centro storico»

Quindi è ottimista sui tempi?

«Sono certa che ce la faremo. E dovremo fare ulteriori sforzi nel più breve tempo possibile per evitare che i giovani non se ne vadano e che l’Aquila non diventi una città di anziani residenti ma anche di giovani innovatori. Di quei giovani come mia figlia che quando è arrivato il terremoto aveva nove anni e che L’Aquila non l’ha conosciuta. Dobbiamo consegnare a loro una città piena di speranza affinchè siano loro i ricostruttori della nuova L’Aquila. Mia figlia non ha mai conosciuto il centro storico e per me vederla partecipare alla fiaccolata commemorativa insieme a tanti suoi coetanei è stato motivo di grande soddisfazione. I giovani aquilani la loro città se la stanno già costruendo, anzi: ricostruendo».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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