Tortura Diaz, Casarini: "Io c'ero: lo Stato ci dichiarò guerra e uscimmo dall'Europa..."

07 aprile 2015, Adriano Scianca
Tortura Diaz, Casarini: 'Io c'ero: lo Stato ci dichiarò guerra e uscimmo dall'Europa...'
“A Genova fu sospesa la Costituzione, ci fu uno stato di eccezione come quello che c’è nelle guerre”. Luca Casarini i giorni di Bolzaneto e della Diaz se li ricorda bene: all’epoca l’attuale esponente della lista Tsipras era uno degli organizzatori delle manifestazioni anti-globalizzazione. Commentando con IntelligoNews la sentenza della Corte di Strasburgo spiega: “La tortura è stata pianificata, l’assalto alla Diaz è avvenuto a bocce ferme, come rappresaglia. E quando uno Stato si comporta così non è democratico”. 

Casarini, come commenta la sentenza della Corte di Strasburgo? 

«È una sentenza che dopo 14 anni dimostra, anche dal punto di vista del diritto, ciò che storicamente era già accertato. Ovvero che a Genova fu sospesa la Costituzione, ci fu uno stato di eccezione come quello che c’è nelle guerre, con un uso sistematico della tortura e con manifestanti trattati come nemici e come prigionieri». 

Nella sentenza si condanna anche l’Italia per non aver recepito la direttiva europea sul reato di tortura… 

«Tempo fa si era tentato di parificare la tortura alle lesioni gravi. Ma la tortura è un’altra cosa, è quando c’è la piena disponibilità della vita delle persone da parte di chi ha il monopolio della forza. Questo è successo a Genova e questo ci dice che l’Italia non è davvero in Europa. Noi parliamo di Europa solo per quanto riguarda i pareggi di bilancio, le merci, il commercio. Sui diritti delle persone, invece, ce ne allontaniamo tranquillamente». 

A distanza di tanti anni lei non ritiene che vada fatta un’autocritica anche per quello che riguarda la vostra gestione della piazza? 

«A Genova si è manifestato un grande movimento, come accadeva all’epoca in tutto il mondo occidentale. Si cominciò allora a parlare di globalizzazione e crisi, con 15 anni di anticipo. Ovviamente i movimenti sono fatti di persone e di cittadini, che possono incorrere in ingenuità, in forme di protesta giuste o sbagliate. Ma non è questo il punto». 

E qual è allora il punto? 

«Il punto è che quel movimento si è trovato di fronte la guerra da parte di chi doveva garantire ai manifestanti il diritto di scendere in piazza, di chi doveva far rispettare la legalità. E invece lo Stato ha deciso di alzare il livello dello scontro, di affrontare quel movimento per annientarlo. La tortura è stata pianificata, l’assalto alla Diaz è avvenuto a bocce ferme, come rappresaglia. C’è stato anche un morto, Carlo Giuliani, ma poteva andare molto peggio. E quando uno Stato si comporta così non è democratico».
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