Le poltrone incandescenti di Renzi e quell’ultimatum di Ncd e Sc

07 aprile 2015, intelligo
Le poltrone incandescenti di Renzi e quell’ultimatum di Ncd e Sc
Mentre a Palazzo Chigi si lavora alla rosa dei “papabili” per riempire la casella lasciata vuota da Delrio (neoministro alle Infrastrutture), tra gli alleati di governo si registra più di un malumore. Motivo: il “metodo” Renzi. 

Anzi, parlare di malumore rischia di essere un eufemismo perché a sentire il tono e il passo delle dichiarazioni che si levano da Ncd e Scelta Civica, lo scenario è quello di un vero e proprio ultimatum “incrociato”.

NCD. Nei ranghi alfaniani, è Fabrizio Cicchitto, solitamente moderato e mediatore, ad alzare l’asticella nei contatti coi renziani per riequilibrare il peso politico dell’alleato dopo le dimissioni di Lupi dal dicastero di Porta Pia. Nell’intervista a Repubblica, Cicchitto non ci gira troppo attorno e traccia il bivio al quale il suo partito si trova di fronte : “O abbiamo un dicastero dello stesso elevato peso politico dei Trasporti, oppure un ministero di serie B che ci fa passare per poltronisti senza farci conquistare un reale peso nel governo”. 

Ovviamente per Cicchitto è buona la prima mentre la seconda – calibrata sul ministero degli Affari Regionali, senza nemmeno la delega sui fondi comunitari – sarebbe un’opzione da non considerare, anche perché “è quanto meno stravagante che debba essere Renzi a scegliere non solo il sesso del nuovo ministro, ma addirittura il suo nome mentre è ovvio che in una coalizione è il partito che sceglie il suo ministro”. 

Poi chiosa sul capitolo che in Ncd ha riacceso le tensioni interne: “Quanto successo sulle dimissioni di Lupi e l'attribuzione del suo ministero a Delrio mi porta a dire che non si può essere garantisti per gli amici e giustizialisti con i nemici o addirittura con chi è nella stessa maggioranza di governo”. A questo si aggiunge la partita, tutta interna, del capogruppo a Montecitorio con Nunzia De Girolamo che sarebbe entrata nel mirino di Renzi e nei confronti della quale i rumors parlano del rischio ‘sfiducia’ da parte di un gruppo di deputati alfaniani. Questione appena all’esito dell’assemblea del gruppo parlamentare che la stessa De Girolamo ha calendarizzato in questa settimana. 

SCELTA CIVICA. Acque non certo tranquille alle latitudini di Scelta Civica che non vuole assistere da comparsa al ‘rimpasto’ che Renzi deve completare dopo la nomina di Delrio alle Infrastrutture. Ecco allora che il segretario del partito, nonché sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, manda un messaggio chiaro a Palazzo Chigi: “Siamo la terza gamba del governo ma loro, Pd e Ap, sono ancorati a uno schema a due...Se continua così passiamo all'appoggio esterno”. 

Un ultimatum che Zanetti articola nell’intervista al Corriere della Sera quando ricorda: “Siamo certamente sottostimati. Sono rimasto solo io, come sottosegretario. Gli altri (Giannini, Calenda, Della Vedova, Borletti) se ne sono andati nel Pd. E sono rimasti al governo. Un vero trasloco del cerchio magico dei montiani”. A Renzi il segretario di Sc chiede di considerare gli alleati sullo stesso piano e “ora che si parla di sistemare alcune caselle nel governo, e non certo su nostra insistenza, è ben strano che Renzi e Alfano continuino con lo schema a due. Liberissimi di farlo ma questo vuol dire che anche il governo se lo fanno a due”.

Zanetti non ci va troppo per il sottile e dice che a dimettersi ci “metto un attimo” aprendo così lo scenario dell’appoggio esterno al governo. 

Con un post scriptum: “Alla Camera siamo più consistenti della Lega e ci avviciniamo a Sel”.

LuBi
autore / intelligo
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