Guerra al terrorismo, Cardini: “Gli Usa non più guardiani del mondo. Gentiloni retorico”

07 aprile 2015, Marco Guerra
Guerra al terrorismo, Cardini: “Gli Usa non più guardiani del mondo. Gentiloni retorico”
“Gentiloni è stato troppo ambiguo quando parla di ignavia e di opzione militare davanti ai massacri del terrorismo”. Intervistato da Intelligonews, lo storico Franco Cardini mette in evidenza tutte le contraddizioni di un Occidente che si ritrova alleato dei Paesi che sostengo e finanziano i tagliagole dello Stato Islamico.

“Ai massacri quotidiani di minoranze inermi non si può rispondere con l'indifferenza o peggio con l'ignavia”. Professor Cardini come commenta le parole del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni?

«Ma che significa ignavia? Il ministro Gentiloni ha usato un termine retorico, come si usa fare nelle dichiarazioni di circostanza. Parlare di ignavia a livello diplomatico non significa niente.  A chi allude? E a quali situazioni si riferisce?».

Alla debolezza dell’Occidente che da un atteggiamento interventista, secondo alcuni imperialista, è passato ad un politica che rinuncia a dettare una leadership nei diversi scacchieri del mondo…

«Io più che di ignavia parlerei di impasse dovuta alla complessità della situazione. A differenza del passato, gli Usa non fanno più i guardiani del mondo e il mandato di Obama è considerato ‘un’anatra zoppa’ e il presidente è sotto accusa perché nel frattempo ha dato il via libera al programma nucleare iraniano. C’è una generale difficoltà nel prendere le decisioni. Ma nella Nato ci siamo pure noi e ci costa un sacco di soldi. Allora, al di là delle parole retoriche, dobbiamo chiederci: cosa possiamo fare nell’ambito della Alleanza Atlantica per affrontare l’escalation del terrorismo? A me sembra che nelle crisi che stiamo affrontando la Nato sia servita a ben poco, se non a spendere decine di miliardi per gli F35 e a bloccare la creazione di un esercito unico europeo».

Gentiloni afferma però di non escludere l’opzione militare per mettere fine alla persecuzione dei cristiani. Cosa ne pensa?

«Serve che Gentiloni abbia le idee più chiare: cosa significa pensare all’opzione militare? Con quali obiettivi e in quale ambito? Quello della Nato? Dell’Onu? Dove interveniamo? Davanti le nostre coste, in Libia, contro i jihadisti che appoggiano gli scafisti; oppure al fianco dell’esercito kenyota che combatte le cellule al-Shebab in Somalia? Se ci poniamo queste domande capiamo che non si può essere così ambigui quando si parla di opzione militare. Ma soprattutto il ministro deve rispondere a questa domanda: l’Italia ha la sovranità sufficiente per decidere un intervento militare in autonomia? Se la risposta è ‘si’ va bene, allora Gentiloni può parlare di azione militare; altrimenti stiamo parlando di uno scontro verbale degno della signora Santanché”».

Il ministero degli Esteri Gentiloni ha sottolineato che noi facciamo già parte della coalizione militare anti Stato Islamico…

«Certo, ma non si può non osservare che i nostri alleati arabi nello Yemen stanno bombardando le milizie sciite che combattono contro al Qaeda. I nostri principali partner nella regione sembrano avere gli stessi nemici che ha il Califfato, ovvero il presidente siriano Assad, i curdi, le milizie sciite irachene e l’Iran. Si tratta di grosse contraddizioni: tutti coloro che combattono realmente contro l’Isis sono considerati i più acerrimi nemici dei nostri alleati mediorientali, ovvero dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi, dell’Egitto e della Turchia. Insomma, ufficialmente diciamo di combattere il terrorismo, poi sul terreno in molte situazioni appoggiamo le potenze che finanziano il Califfo al Baghdadi. Ci nascondiamo dietro la parola ignavia, ma in realtà ci sono delle contraddizioni che fanno parte della strategia geopolitica dell’Occidente in Medio Oriente. Sono dinamiche che ho descritto in maniera dettagliata nel testo “L’ipocrisia dell’Occidente”, appena pubblicato da La Terza».

In effetti può sembrare paradossale che il Califfato e lo Stato Ebraico non siano mai entrati in conflitto…

«Giusto, perché la voce di Israele non si è mai levata contro il Califfato? Questa è un’altra domanda legittima. Il premier Netanyahu dice che tutti i movimenti terroristici sono finanziati dall’Iran. Ma allora Netanyahu dovrebbe spiegare per quali motivi l’Iran sciita dovrebbe finanziare sigle sunnite come al Qaeda e l’Isis. Io più che altro vedo che Arabia Saudita, Israele, Egitto e Turchia si muovono tutti in una direzione anti-sciita e non mi sembra proprio che abbiamo come principale obiettivo quello di combattere il terrorismo di matrice islamista».

Ma lei, da storico, come la legge questa guerra interna al mondo musulmano tra sciiti e sunniti?

«Sciiti e sunniti si combattono da sempre, ma uno scontro così su vasta scala e di questa intensità sembra davvero senza precedenti. L’Occidente ha le sue colpe, perché alla fine della prima guerra mondiale Francia e Gran Bretagna invece di favorire la creazione di uno stato arabo unitario, hanno suddiviso la regione tra un pugno di emiri, i quali hanno avuto la fortuna di ritrovarsi su un mare di petrolio. Poi, dopo la seconda guerra mondiale, ci sono state troppe concessioni nei riguardi dei sionisti e si è così creata la questione israelo-palestinese che ha contribuito ad infiammare tutta la regione».

L’Isis però non ha fatto altro che realizzare il sogno del Califfato mai del tutto svanito tra i fedeli musulmani…

«Io non criminalizzerei il sogno del Califfato. Anche io che sono cattolico praticante tutte le domeniche, sento dire che saremo tutti cristiani e che vivremo in un mondo unito e di pace. L’aspirazione di ogni religione è di convertire il resto dell’umanità per vivere insieme. Insomma, ognuno è libero di coltivare i suoi sogni e di muoversi in direzione dei suoi sogni. Bisogna quindi fare una netta distinzione tra milioni di musulmani che sognano uno Stato unico per vivere in pace e alcune decine di migliaia di musulmani che sono disposti ad uccidere e che imbracciano le armi per perseguire l’obiettivo del Califfato: questo diventa un discorso politico e non religioso. Anche perché il mondo musulmano è suddiviso in comunità autocefale e non possiede una gerarchia ecclesiastica. Dunque la vera domanda da porsi è se l’autoproclamato Califfo al-Baghdadi ha una strategia politica autonoma o agisce da mero esecutore per conto terzi».   
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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