Resistenza batteri, Prof. Aiuti alla Lorenzin: “Cosa facilita infezioni. Scoperto antibiotico killer"

07 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Resistenza batteri, Prof. Aiuti alla Lorenzin: “Cosa facilita infezioni. Scoperto antibiotico killer'
“L’uso indiscriminato di antibiotici non è un problema nuovo, ma oggi ci sono alcuni ceppi di batteri che resistono alla cura antibiotica”. Nella conversazione con Intelligonews, Fernando Aiuti, professore emerito di Immunologia e Malattie infettive all’Università La Sapienza di Roma, analizza il fenomeno e spiega le cause. Con una buona notizia che viene dalla ricerca: scoperto l’antibiotico "super-killer...

Professor Aiuti, quanto c’è di vero e quanto di mediatico rispetto all’uso spesso indiscriminato di antibiotici che il ministro Lorenzin ha sottolineato?

«La tendenza non è nuova, riguarda almeno gli ultimi trent’anni. Purtroppo il ricorso agli antibiotici continua a essere elevato, in parte anche perché vengono acquistati da persone senza neanche una prescrizione medica o una diagnosi certa. Si va in farmacia tentando quasi di fare scorte; si dice che poi si passerà a portare la ricetta medica e talvolta magari di fronte a quella che viene indicata come un’emergenza, il farmacista dà l’antibiotico»

Qual è la conseguenza dal punto di vista medico e scientifico?

«Questo uso un po’ indiscriminato di antibiotici, soprattutto nei bambini e negli adolescenti magari di fronte a minime alterazioni febbrili e senza una diagnosi sicura, ha portato al consolidamento di ceppi resistenti che si creano in natura. Alcuni tra questi ceppi di batteri non vengono completamente uccisi al controllo antibiotico e si selezionano per sopravvivere all’antibiotico secondo la legge darwiniana, in base alla quale sopravvive chi è in grado di adattarsi all’ambiente. Quindi, non siamo di fronte a un fatto nuovissimo, diciamo che è iniziato con l’era antibiotica, ma negli anni è aumentato dando poi origine al fenomeno dei ceppi di batteri resistenti, quali ad esempio lo streptococco, lo stafilococco, l’escherichia coli. Il problema della resistenza di alcuni ceppi di batteri è particolarmente sentito in ambiente ospedaliero, per due motivi».

Quali?

«Il primo è che negli ospedali si usano molto di più gli antibiotici rispetto all’uso che se ne può fare in casa. Circolano germi non solo nelle persone ma anche nelle suppellettili, sul pavimento, su tutto quello che fa parte dello strumentario ospedaliero che non necessariamente viene disinfettato. Ciò porta sicuramente a una maggiore prevalenza delle cosiddette infezioni ospedaliere: una persona entra per una patologia e si prende l’infezione a causa della resistenza di alcuni batteri agli antibiotici. Il secondo motivo dell’uso più frequente di antibiotici è dovuto sia al fatto che negli ospedali vanno anche pazienti affetti da varie patologie, sia al fatto che arrivano sempre più persone con problemi di deficit immunitario, persone debilitate. Quindi, c’è un binomio germe resistente-persona più vulnerabile che facilita le infezioni ospedaliere. In genere non avvengono quasi mai su persone con un sistema immunitario normale. C’è un altro dato che va considerato e riguarda il trend degli ultimi venti anni: è aumentata l’età della popolazione che va in ospedale, parliamo di ultranovantenni con problemi cardiovascolari o altro, e si tratta di pazienti con un sistema immunitario suscettibile. Tuttavia, il concetto sbagliato è fare terrore, diffondere psicosi: ci sono alcuni ceppi resistenti agli antibiotici ma questi prediligono le persone più debilitate dal punto di vista immunologico».

Dal punto di vista della ricerca ci sono passi in avanti rispetto a questa problematica?

«Si dice che negli ultimi venti anni le industrie farmaceutiche abbiano rallentato la ricerca sui nuovi antibiotici perché probabilmente c’è minore guadagno; è anche vero che è più difficile fare ricerca e scoprirne dei nuovi. Ci sono antibiotici usciti 3, 5, 10 anni fa ma non sono molto innovativi per combattere il ceppo resistente. Altro aspetto critico della ricerca applicata è che risente molto del problema dei brevetti che scadono dopo cinque anni; quindi alcune aziende sono meno motivate a condurre ricerca. Il dato invece positivo riguarda una scoperta molto importante, non ancora commerciabile, pubblicata dalla rivista scientifica Nature e riguarda un antibiotico super-killer: la teixobactina. La scoperta è stata fatta da ricercatori non di industrie farmaceutiche: l’antibiotico super-killer è capace di uccidere anche i ceppi resistenti di alcuni germi. La notizia è importante perché la scoperta di un antibiotico super-killer che supera le resistenze attraverso un processo di distruzione del germe che non è solo quello tradizionale, avrà sicuramente un grande ritorno. In sostanza, io sono meno drammatico delle notizie sugli antibiotici pur ribadendo la raccomandazione di usarli solo quando si è di fronte a patologie serie e diagnosi sicure, e aggiungendo anche l’utilità di eseguire un antibiogramma. Altro concetto profondamente sbagliato è il seguente: ci sono medici che fanno un tampone alla gola del paziente che dice di averla arrossata e poi, su pressione dello stesso paziente, danno l’antibiotico anche se non c’è uno stato febbrile. L’antibiotico è valido nel caso di streptococco patogeno di Gruppo A; per il resto gli antibiotici non vanno sprecati senza un motivo preciso»

Esiste una pressione delle lobby dell’antibiotico?

«Non lo so. Che le industrie farmaceutiche facciano pressione sui medici per somministrare gli antibiotici non ci credo; il punto è che si tratta di un’abitudine piuttosto diffusa. Non è così semplicistica la questione come da una prima analisi potrebbe risultare; il problema come sempre ha diverse sfaccettature»

Sul piano generale che bilancio traccia dell’azione del ministro Lorenzin?

«Diciamo che tra quelli che si sono succeduti negli ultimi anni mi pare il migliore, nonostante non sia un medico, mentre negli ultimi dieci anni ci sono stati tre ministri medici. La Lorenzin, inoltre, ha il merito di aver risolto in maniera definitiva il problema Stamina e di avere supportato la comunità scientifica in maniera decisa. Quindi tutto sommato, direi che si tratta di un bilancio positivo».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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