Referendum sulle trivelle: i pro e i contro “sulla pelle” dell’Italia.

07 aprile 2016 ore 12:26, Luca Lippi
Il 17 aprile ci sarà un referendum molto importante, il cosiddetto referendum sulle trivelle. È la prima volta nella storia della repubblica che gli italiani sono chiamati a votare su un referendum richiesto dalle regioni, normalmente e fino a oggi i referendum sono sempre stati richiesti attraverso la richiesta di una raccolta di firme.
L’oggetto del referendum è una consultazione plebiscitaria (si spera) per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.
Tradotto, le trivellazioni sono già vietate entro le 12 miglia e laddove il “sì” dovesse prevalere nella consultazione referendaria continueranno a essere permesse oltre questo limite, quindi il referendum del 17 aprile è soprattutto un atto politico che serve a dare un segnale contrario all’utilizzo delle fonti di energia fossile, come il gas e il petrolio estratti dalle piattaforme offshore.
In ogni caso esprimere il proprio voto è fondamentale considerando che l’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50% più uno degli aventi diritto al voto.

Referendum sulle trivelle: i pro e i contro “sulla pelle” dell’Italia.

Quesito del referendum: Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?
Tradotto significa: si vuole abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento?
Il referendum, quindi, non riguarda nuove trivellazioni, ma la possibilità per gli impianti già esistenti di continuare a operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno esauriti.
La situazione attuale: Gran parte delle 66 concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine, che non sono coinvolte dal referendum. Il referendum riguarda soltanto 21 concessioni che invece si trovano entro questo limite: una in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia. Le prime concessioni che scadranno sono quelle degli impianti più vecchi, costruiti negli anni Settanta. Le leggi prevedono che le concessioni abbiano una durata iniziale di trent’anni, prorogabile una prima volta per altri dieci, una seconda volta per cinque e una terza volta per altri cinque; al termine della concessione, le aziende possono chiedere di prorogare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.
Cosa succede se vince il “sì”: la maggior parte dei 48 impianti di cui si parla dovranno chiudere tra circa una quindicina d’anni, tre invece nei prossimi cinque. In tutto in Italia ci sono circa 130 piattaforme offshore utilizzate in processi di estrazione o produzione di gas e petrolio. Quattro quinti di tutto il gas che viene prodotto in Italia (e che soddisfa circa il 10 per cento del fabbisogno nazionale) viene estratto dal mare, così come un quarto di tutto il petrolio estratto in Italia. Entro le 12 miglia marine si estrae attualmente circa il 17,6 per cento i tutto il gas estratto in Italia e il 9,1 per cento di tutto il petrolio.
Perché molte associazioni promuovono il “sì”? I comitati “No-Triv”, appoggiati dalle nove regioni e da diverse associazioni ambientaliste come il WWF e Greenpeace, le trivellazioni andrebbero fermate per evitare rischi ambientali e sanitari. I comitati per il Sì ammettono che per una serie di ragioni tecniche è impossibile che in Italia si verifichi un disastro ecologico,  ma sostengono che un disastro ambientale in caso di gravi malfunzionamenti di uno degli impianti sia comunque possibile.
Alcuni aderenti ai comitati per il Sì hanno anche parlato dei danni al turismo che avrebbero arrecato le piattaforme. 
Greenpeace ha pubblicato uno studio realizzato dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca, che mostra come tra il 2012 e il 2014 ci siano stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia. Di fatto però, ci sono concentrazioni assai sospette di malattie gravi e mortali a ridosso di alcuni impianti.
Perché c’è chi promuove il “no”? Contro il referendum è stato fondato il comitato “Ottimisti e razionali“, presieduto da Gianfranco Borghini, ex deputato del Partito Comunista e poi del PdS. Il comitato sostiene che continuare l’estrazione di gas e petrolio offshore è un modo sicuro di limitare l’inquinamento: l’Italia estrae sul suo territorio circa il 10 per cento del gas e del petrolio che utilizza, e questa produzione ha evitato il transito per i porti italiani di centinaia di petroliere negli ultimi anni.
Una vittoria del sì avrebbe poi delle conseguenze sull’occupazione, visto che migliaia di persone lavorano nel settore e la fine delle concessioni significherebbe la fine dei loro posti di lavoro. Nella provincia di Ravenna il settore dell’offshore impiega direttamente o indirettamente quasi settemila persone.
In ultima analisi: si chiede al governo di aumentare l’attenzione sulle energie rinnovabili, sarebbe la richiesta di una promessa elettorale non mantenuta fino ad ora, anzi! Oltretutto quasi tutto il petrolio estratto è ceduto all’estero, quindi se è vero che l’indotto produce posti di lavoro (ma li produrrebbe anche un investimento per le energie rinnovabili) non è vero che il petrolio estratto consente il non transito di petroliere nei nostri porti e quindi il rischio di inquinamento da trasporto.
A voi la scelta.

autore / Luca Lippi
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