Panama Papers, Perucchietti: “C'è una regia: chi c'è dietro lo scandalo”

07 aprile 2016 ore 14:06, Andrea Barcariol
Enrica Perucchietti, giornalista e saggista, intervistata da IntelligoNews, affronta a 360 gradi la vicenda Panama Papers,  relativa ai documenti trapelati da una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società off shore. Un'inchiesta che sta facendo tremare non solo il mondo della politica.

 Panama Papers è la più grande fuga di notizie finanziarie della storia. Che idea si è fatta della vicenda?

«Sembra che si tratta di 11 milioni di documenti, sono talmente tanti che ovviamente sono stati filtrati da alcuni giornalisti, da cui poi sono arrivate le notizie. Spicca subito l’anomalia che non sono stati fatti nomi di americani e israeliani. Questo enorme materiale è stato poi appaltato ai redattori dell’ICIJ (The International Consortium of Investigative Journalists), un consorzio giornalistico che è l’emanazione internazionale di un’organizzazione americana che vanta tra i finanziatori principali i fondatori di grandi dinastie capitalistiche e mondialistiche tra cui troviamo i Rockfeller i Rothschild e ad esempio Soros attraverso la sua open society. Tutto ciò ci può aiutare a capire meglio il profilo che sta assumendo questo scandalo».

Panama Papers, Perucchietti: “C'è una regia: chi c'è dietro lo scandalo”
Quindi secondo lei c’è dietro una trama americana?


«Il consorzio dei giornalisti investigativi che filtrano questa mole immensa di materiale viene pagato dalla solita cupola dei padroni mondialisti che sono i primi che guidano affari opachi e speculazioni su vasta scala. Questa inchiesta, inoltre, va sempre a favore degli Usa perché loro sono al centro di una grande battaglia per andare a screditare tutti i paradisi fiscali altrui».

Perché?

«Si sta giocando una battaglia proprio tra paradisi fiscali, in particolare in America ci sono alcuni Stati come il Delaware, il Wyoming, il Nevada che da decenni hanno messo su dei loro paradisi offshore e che grazie a questa inchiesta stanno delegittimando gli altri. Se uniamo tutti i tasselli e seguiamo i soldi, come impone una regola giornalistica, c’è evidentemente una regia degli Stati Uniti anche perché all’inizio non risultavano nomi americani, poi ne è stato fatto uscire qualcuno specificando però che non si trattava di politici. Una cosa assolutamente ridicola. Invece è stato subito fatto il nome di Putin, indicato come una delle personalità coinvolte, ma si è capito che in realtà si parlava di gente della sua cerchia».

Oltre alla battaglia tra paradisi fiscali i Panama Papers hanno un altro obiettivo?


«Oltre a questa battaglia si vuole andare a colpire chi si oppone a un disegno mondialista, sempre di stampo americano, così si spiega ad esempio l’attacco a Putin. La stampa inglese si è concentrata molto sul suo nome mentre ha sorvolato ad esempio sulla presenza del padre di Cameron. Abbiamo quindi due pesi e due misure e la tipica strumentalizzazione mediatica per cui si cerca di andare a colpire il solito nemico anche per nascondere le grane di casa propria».
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