Roma, Pivetti capolista Lega: "Mi ha convinto Salvini. Bertolaso si impappina, aspettiamo Silvio"

07 aprile 2016 ore 16:59, Andrea De Angelis
Irene Pivetti sarà la capolista alle prossime elezioni comunali di Roma per la Lega Nord. Ad annunciarlo Matteo Salvini.IntelligoNews l'ha chiamata subito dopo l'ufficialità della notizia e con lei ha parlato della crisi del centrodestra, delle motivazioni della sua scelta, ma anche del caso del liceo Virgilio con il blitz delle forze dell'ordine osteggiato da alcuni genitori...

Cosa e chi l'ha convinta a fare questa scelta?
"Mi ha convinto Salvini e mi ha convinto il progetto della Lega. In questo momento il centrodestra è nella condizione di potersi ricostruire, certo è un momento di conflitto, ma è anche quello per trovare nuovi equilibri. In questi mesi che hanno preceduto la mia scelta ho avuto modo di parlare con diversi esponenti del centrodestra, di lavorare per far sì che la divisione si ricompatti. L'eccesso di candidature evidentemente non giova". 

Qual è il ruolo della Lega?
"Un ruolo particolarmente efficace, di mediazione fra le varie parti. Una forza convincente, determinata, con le idee chiare e un taglio moderno. Tutta una serie di elementi più folcloristici appartengono ormai al passato, il partito si identifica con Salvini, leader sì giovane e aggressivo, ma anche ponderato nell'indicare delle soluzioni. A Roma scegliere la Lega vuol dire scegliere situazioni pragmatiche". 

Pensare alla Lega come forza mediatrice fino a qualche anno fa poteva sembrare assurdo. 
"Sì, è vero. Il processo di maturazione è stato molto positivo. Ricordiamoci anche che la Lega in questo momento è di gran lunga il partito più antico presente sulla scena. Il partito esperto, che ha imparato come la politica pretenda continuità e stabilità, ovviamente con la necessaria innovazione. Il Paese ha bisogno di essere guidato, non di essere fatto sobbalzare. La vera mediazione è nella guida, non nel fare la media algebrica tra due elementi. La vera mediazione è rappresentata da una leadership dietro la quale soggetti diversi si possono accodare. Ed è quello che la Lega sta facendo con correttezza e in questo senso è un soggetto mediatore. Un soggetto a cui è interessante fare riferimento proponendo esperienze plurali. Questo lo trovo estremamente affascinante". 

Roma, Pivetti capolista Lega: 'Mi ha convinto Salvini. Bertolaso si impappina, aspettiamo Silvio'
L'asse Meloni-Salvini è quello giusto per superare la crisi? 
"Sicuramente sì, un asse che non vede l'ora di riabbracciare Berlusconi. Francamente è incomprensibile a tutti l'indurimento della posizione di Berlusconi su un candidato a cui nessuno era interessato. Una battaglia quasi simbolica che nessuno vuole perché nessuno desidera fare la battaglia in casa. I leader più giovani in questo momento sono i più costruttivi". 

Cosa farà Berlusconi?
"Ho molta fiducia che saprà guardare con maggiore serenità questa situazione, vedrà che questo è un asso attraente su cui convergere. Non vorrà far mancare la sua presenza che, lo dico con sincerità, è molto desiderata. Il ruolo di Berlusconi in questo momento è scoperto, non c'è nessuno che sta svolgendo quel ruolo. Ed è utile all'equilibrio del centrodestra". 

Se la Meloni riuscisse ad arrivare al ballottaggio lo avremo probabilmente tutto al femminile. Una novità assoluta che le fa quale effetto? Sarebbe comunque una vittoria?
"La vittoria è se vince la Meloni, le donne non sono una categoria politica. Tuttavia dal punto di vista sociologico è interessante notare che l'Italia si va affrancando da un'immagine e da una realtà molto maschile. Senza far confusione tra i piani, evviva se ci sono due donne che corrono per vincere". 

Se al ballottaggio andranno due mamme per Bertolaso la sconfitta sarà doppia?
"Ma Bertolaso... (ride, ndr). Berlusconi presentando Bertolaso ha detto che non è un uomo delle parole, ma del fare. Aveva ragione, infatti ha dimostrato di essere uno che con le parole si impappina e fa pasticci".

Un'ultima battuta sul caso del liceo Virgilio. Vede come un paradosso la posizione di quei genitori che hanno giudicato eccessivo il blitz a scuola?
"Sì, questo è un grandissimo paradosso e segno di una fragilità educativa che c'è in alcune parti della popolazione italiana. La difficoltà di assumersi responsabilità talvolta sgradevoli, di saper dire dei no. Questa faccenda non è da rotocalco o da dibattito sui costumi che cambiano. Si tratta di una faccenda che pone l'interrogativo sulla società, sul fatto che stia in piedi o meno. Tanti anni fa stavo parlando con l'allora capo della Polizia De Gennaro, il quale mi disse come a volte a loro toccasse sbatterli dentro perché i genitori non avevano saputo dirgli dei no da piccoli. Ora lui parlava in confidenza, certamente non va preso come un parametro programmatico sul quale costruire un progetto di sicurezza, ma sicuramente c'è del vero in questa frase". 

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