Salvabanche: poche idee, fondi insufficienti, pagano tutti tranne i resposabili

07 dicembre 2015 ore 11:15, Luca Lippi
Salvabanche: poche idee, fondi insufficienti, pagano tutti tranne i resposabili
La soluzione non c’è, il danno è fatto ed è un danno che coinvolge tutti, risparmiatori, governo  e banchieri, perché se è vero (come è vero) che quattro istituti di credito sono falliti e lo Stato ha deciso di salvarli in parte con i soldi dei risparmiatori (bail-in), è altrettanto vero che ad oggi perdono i risparmiatori di quei quattro istituti (i titolari di obbligazioni subordinate), lo stato che deve metterci una pezza (e quindi tutti i cittadini) e soprattutto le banche che non potranno più contare su una provvista perché si è persa la fidelizzazione del cliente che (a meno di una manifesta incapacità di intendere e di volere) non sottoscriverà mai più nulla che non sia garantito dallo stato o da una tasca ricavata nel materasso di casa! Gli azionisti e i titolari di obbligazioni subordinate “bruciate” dall’intervento di Governo e Bankitalia per salvare i quattro istituti di crediti in crisi potrebbero trovare un appoggio in uno specifico fondo di solidarietà. La proposta è stata avanzata dai parlamentari dem con un subemendamento al decreto “salva banche” (primo firmatario Michele Pelillo, capogruppo Pd in Commissione Finanze) e prevede la creazione di un Fondo di solidarietà di 120 milioni di euro, di cui 80 dovrebbero essere a carico del sistema bancario. Una parte verrà finanziata con la valorizzazione degli asset passivi che confluiranno nelle bad bank.

Le parole di chi dovrebbe risolvere la questione: Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, si è limitato a dire: "Abbiamo completato questa sera (ieri sera) le votazioni in commissione sul fascicolo banche. Domani mattina (oggi) ripartiamo dall'impianto generale della legge di stabilità. Le proposte di modifica all'emendamento banche del governo, ora  accantonate, permetteranno ai relatori Melilli e Tancredi di fare proposte che alla fine dei lavori in commissione sottoporremo al voto. Nella giornata conclusiva dell'esame della Stabilità in commissione ci sarà modo di tornare sul tema per affrontare gli aspetti più delicati, anche alla luce di quello che dirà il ministro Padoan, la cui presenza in commissione è stata richiesta dalle opposizioni".
Il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti: “Credo che una politica seria e responsabile come risposte debba dare la tutela esclusivamente di chi rischia di cadere nella vera e propria indigenza, perseguire le responsabilità del management, di chi doveva controllare e anche di quei dipendenti che avessero seguito direttive sbagliate vendendo a chi non dovevano vendere. Le banche non sono state salvate intese come una realtà astratte ma sono stati salvati depositi, posti di lavoro, è stata salvata la continuità aziendale e sono stati evitati effetti domino altrimenti ci troveremmo di fronte a quelle stesse situazioni moltiplicate per dieci".
Salvabanche: poche idee, fondi insufficienti, pagano tutti tranne i resposabili
La stima delle perdite è fra i 300 e i 350 milioni di euro, il fondo verrebbe istituito presso il ministero dell’Economia e delle Finanze e, secondo l’emendamento, il fondo avrebbe “esclusive finalità di solidarietà, di assistenza o di utilità sociale”, andando “a favore di investitori persone fisiche, imprenditori individuali e imprenditori agricoli o coltivatori diretti detentori di strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca delle Marche, dalla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, dalla Cassa di risparmio di Ferrara, dalla Cassa di risparmio della provincia di Chieti”. Ovviamente già venerdì il ministro Padoan, intervenendo a Rozzano, ha precisato che non ci sarà alcuna compensazione del credito. Nessun rimborso dunque e probabilmente neppure nessun credito d’imposta come ha invece proposto Scelta Civica. Scelta civica, timorosa che l'istituzione di un fondo siffatto creerebbe un precedente per tutte le eventuali crisi future ha avanzato l’ipotesi di un credito d'imposta Irpef al 26% da introdurre e scomputare per compensare almeno in parte le minusvalenze maturate nel contesto della risoluzione bancaria. Riguardo il fondo ipotizzato nel sub emendamento redatto da Michele Pelillo (Pd) invece, dovrà essere istituito per i piccoli risparmiatori penalizzati dal dl salva banche avrà una dotazione di 40 milioni di euro per il 2016 e sarà integrato, a seguito di un protocollo di intesa con l'Associazione bancaria italiana, "di un ammontare pari a 80 milioni di euro a carico del sistema bancario". Dovrebbe operare "nei limiti delle risorse disponibili e fino ad esaurimento", essere istituito presso il ministero dell'Economia, e vi potranno accedere gli "investitori al dettaglio" che abbiano subito, o possono subire, in diretta conseguenza dell'avvio delle procedure per il risanamento o la risoluzione perdite patrimoniali tali da porli "in condizioni d'indigenza o comunque di vulnerabilità economica o sociale". Non sarà dunque per tutti ma solo per i piccoli o piccolissimi risparmiatori: la soglia per definire tali categorie però non è stata ancora definita anche se si parla di investimenti attorno ai 30mila euro.

In conclusione, se il principio fosse equo, si dovrebbe stabilire in via preventiva la responsabilità della banca riguardo l’informativa proposta al cliente, per equità usare lo stesso principio per i debitori di equitalia, a meno che non siano tutti esperti di finanza e di fisco per legge, e applicare comunque il principio di indigenza e di vulnerabilità economica e sociale nei confronti di tutti i debitori di tutte le istituzioni. La questione non è semplice, se ne verrà a capo, forse, entro la fine settimana, ma si prevedono tempi duri soprattutto pe le banche che vedranno file di risparmiatori chiedere il rimborso di obbligazioni bancarie anche in perita perché…non si sa mai. Come biasimarli!

autore / Luca Lippi
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