«Il Migliore non mangiava i bambini, ma stava a tavola con Moro, Berlinguer e Napolitano»

07 febbraio 2013 ore 11:50, Fabio Torriero

«Il Migliore non mangiava i bambini, ma stava a tavola con Moro, Berlinguer e Napolitano»
Locanda galeotta, la scuola-quadri del Pci. Togliatti odiava le uova sode, lui era mite, ma aveva un cane feroce. La moglie era brutta, la Iotti no. Con lei inaugurarono le adozioni per le coppie di fatto (prendendo in affido una bambina). Togliatti, Berlinguer e Napolitano, la cupola rossa, mangiavano insieme agli operai solo in occasione delle feste, come il Natale. A tavola spesso anche un ospite a sorpresa, Aldo Moro: il compromesso storico è nato a pranzo. Le loro morti sono sospette. E a tavola è nata anche la rottura con Mosca (data la presenza assidua di Gorbaciov) ben prima della caduta del muro. Prima Frattocchie, poi Berlino.

Hai capelli bianchi, ma ancora molto folti. Non è alta, circa 1,60, corporatura robusta, una romana verace, ha toccato da poco quota 90 anni. Anni vissuti intensamente “tra Don Camillo cattolico e Peppone comunista”. Sembra, infatti, la versione trasteverina di un personaggio padano di Guareschi. E come Guareschi divide: o la si ama o la si odia (dice lei). Oggi non disdegna di bere ogni tanto il vino dei Castelli, come ammette sfrontatamente, ma nella sua lunga vita ha bevuto parecchi calici amari: si sposa in piena guerra mondiale, vive con l’incubo quotidiano dei bombardamenti. E oggi alterna dolcezza a tenacia. Ma resta, comunque, per autodefinizione “la nonna, anzi la bisnonna della porta accanto”. Solo che se si apre questa porta, si scopre che si tratta della cuoca di Togliatti. Togliatti e non solo, pure (ovviamente) di Nilde Iotti, di Enrico Berlinguer, del futuro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di un giovane Massimo D’Alema. Lei è Maria Pranetti, era la cuciniera ufficiale dell’Istituto di studi comunisti del Pci, alias la famosa scuola-quadri di Frattocchie, ed è la prima volta che accetta di parlare con un giornale. Lo fa in esclusiva per IntelligoNews.

Signora Maria, ora frequenta case di riposo, strutture ecclesiastiche, convitti cattolici…. Da cattolica, come ha fatto a fare carriera nella scuola di partito del Pci?

«Lo stato di necessità. Mio marito era un mutilato di guerra, gli mancava una mano, e io mi sono dovuta per forza dare da fare. C’era questo istituto, nella mia zona, che era aperto da poco e dove lavoravano alcune mie amiche. Per farmi assumere ho presentato una biografia falsa, con un passato da militante comunista doc, ho preso addirittura la tessera del Pci. E la cosa andò bene: dovevo collaborare con il cuoco, un tipaccio molto geloso del suo lavoro. Entrai quindi, come inserviente. Poi avvicinandomi alla cucina ogni volta che tentavo di scoprire i suoi segreti culinari, lui mi diceva, in modo rozzo e violento, di impicciarmi degli affari miei. Ma io tenni duro e gli rubai comunque qualche ricetta, migliorai sul campo. E quando inevitabilmente litigammo, il direttore lo mandò via e divenni la cuoca ufficiale dell’Istituto».

Disgrazie altrui e strategie a parte, passiamo in rassegna i commensali eccellenti di Frattocchie: chi erano, cosa dicevano e cosa mangiavano?

«Palmiro Togliatti era una persona tutta d’un pezzo. Bassino, vestiva sempre in modo perfetto, giacca e cravatta, mai fuori posto. Onesto, impassibile, duro sugli ideali, un uomo all’antica. Anche se distaccato con noi lavoratori, era molto alla mano, era facilmente avvicinabile. Abitava in una casa confinante con l’istituto e spesso gli portavo da mangiare. Si è sempre comportato bene con me, con molto rispetto. A quel tempo ero giovane e bella. Mangiava di tutto, non aveva un piatto preferito, per il semplice fatto che non ce l’ha fatto mai capire. Pensavamo che fosse goloso delle uova sode, dopo tanto tempo abbiamo scoperto che le odiava».

Un aneddoto in particolare?

«Aveva un cane enorme, molto feroce che stazionava davanti alla sua casa. Un giorno gli dissi che se non legava sto cane, non gli avrei più cucinato. Dopo di che lo legò».

Nilde Iotti, la sua compagna-compagna (pubblico-privato-comunista) gli stava vicino, veniva spesso, abitavano insieme?

«Era una bella donna, la moglie invece era brutta. Non abitavano insieme. La Iotti veniva spesso all’Istituto perché era la segretaria di Togliatti. Nessun comportamento equivoco. Erano molto riservati, persone discrete. Mi ricordo che adottarono una bambina. Non so più che fine abbia fatto».

Col Migliore mangiavano i vari Napolitano, Berlinguer: che ricordi ha?

«Loro tre stavano molte volte insieme. Parlavano di politica, di ideali, di Russia, America, ma con noi del personale anche delle cose di tutti i giorni. Scherzavano spesso. Animavano le feste di fine anno. Pensi che i posti a disposizione erano oltre  140, grandi scherzi e balli. In quelle occasioni loro mangiavano insieme agli operai».

Berlinguer che tipo era?

Una persona splendida, affabile. Della scuola di partito era il più buono. Quando diventò segretario del Pci smise di passare all’istituto, ma ci faceva portare dolci e vino per tutti. Poi ricordo con piacere i suoi innumerevoli incontri con Aldo Moro, che ogni tanto veniva a trovarci".

Il compromesso storico è nato dunque a tavola e a Frattocchie?

«Non erano amici di vecchia data, ma tra loro c’era un rapporto meraviglioso. Si vedeva tantissimo. Discutevano di strategie e avevano in comune l’amore per l’Italia. Le loro morti per me sono sospette».

E Napolitano?

«Una persona socievole, non un burbero come lo descrivono di solito».

Qualcun altro?

«Massimo D’Alema, ancora ragazzotto, pimpante e saccente, anche se molto umano e preparato, e Mikahil Gorbaciov, il quale parlava con tutti, in particolare con Berlinguer e Napolitano».

Ps. E’ proprio vero: compromesso storico tra Dc e Pci (Moro e Berlinguer), la “via italiana al comunismo”, ancora di Berlinguer (“sì all’ombrello-Nato”, sempre di Berlinguer): tutto concertato e deciso a tavola e… molto prima della caduta del Muro del 1989. Prima Frattocchie, poi Berlino.

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