Futuro Mps: o nuovi investitori o nazionalizzazione

07 febbraio 2013 ore 15:10, intelligo

di Pietro Romano

Futuro Mps: o nuovi investitori o nazionalizzazione
La via maestra per assicurare un futuro al Monte dei Paschi di Siena degno del suo passato sarebbe l’ingresso nel suo azionariato di investitori di mercato con un approccio a lungo termine. Ma dove trovarli? L’optimum sarebbe costituito dai Fondi sovrani, troppe volte e in troppe situazioni invocati negli ultimi mesi (da Saipem a Pirelli), però, per credere in un loro effettivo interesse per l’Italia a breve termine. Inoltre, in un’altra situazione di salvataggio bancario, quello di Barclays, il comportamento di Qatar Holding, sussidiaria della Qatar Investment Authority, il fondo dell’emirato al momento più attivo al mondo, sarebbe finito in una indagine della Financial Service Authority e del Serious fraud office.

All’orizzonte ora sono apparse ipotesi di interesse per MpS da parte di grandi banche europee, dalla tedesca Deutsche Bank alla francese BnP-Paribas, salutate da giornali e commentatori tradizionalmente abituati a guardare con snobistico fervore oltre le Alpi. Si vedrà se c’è qualcosa di serio. Da quando è scoppiata la crisi finanziaria nel 2008 numerosi istituti di credito europei (limitiamo la nostra analisi al Vecchio Continente), e nessuno tra di loro italiano, si sono trovati con l’acqua alla gola e hanno dovuto ricorrere ad aiuti di Statp. Diversi hanno avviato un percorso virtuoso (finora, in futuro si vedrà), qualcuno invece ha dovuto ricorrere di fatto alla nazionalizzazione. Per rimanere ai casi principali è capitato all’austriaca Hypo Group, alle britanniche Northern Rock, Royal Bank of Scotland e Lloyds, alla olandese Sns Real pochi giorni fa. Insomma, governi e ordinamenti additati a esempio di efficienza e liberismo non si sono tirati indietro negli interventi anche più drastici per salvare le proprie banche evitando interventi esterni.

E’ per questo che, sia pure come extrema ratio, l’ipotesi di una nazionalizzazione, magari temporanea, del MpS non va scongiurata. E ciò più che per salvare la singola banca per salvare l’intero sistema creditizio: quello italiano, merito delle riforme dell’ex governatore Antonio Fazio, finora ha resistito bene alle diverse onde d’urto, meglio non favorire crepe. Piuttosto, quindi, di lanciare anatemi ideologici, sarebbe opportuno pensare già a una via italiana alla nazionalizzazione di MpS. Prima di tutto evitando di penalizzare i risparmiatori, come hanno fatto in caso analogo le autorità irlandesi e ora olandesi. Eppoi studiando un veicolo di intervento già positivamente collaudato, quale la Cassa depositi e prestiti, che potrebbe gestire il ritorno della banca sul mercato, recuperando investimenti pubblici e badando alla salvaguardia di clienti e contribuenti.

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