Riunione convulsa Mps tra fallimento e nazionalizzazione

07 febbraio 2013 ore 15:34, Marta Moriconi

Riunione convulsa Mps tra fallimento e nazionalizzazione
VIRUS IN WORDS. La scena è ancora la sede di Mps. E dietro le quinte c’è una riunione eccellente. Sono gli ultimi giorni di Pompei.  Profumo e Viola e gli uomini di governo, affannati e preoccupati, devono gestire la terribile, incombente, decisione dei pm: il fallimento del terzo gruppo bancario. Ma la situazione non è così apocalittica: loro hanno in tasca la soluzione, ossia la nazionalizzazione.

Vero, falso? Opzione possibile?

Ipotizza lo schema e il percorso Marco Della Luna - avvocato appassionato di Finanza e non solo. Per lui è semplice, e la cosa sarebbe fattibile, con un preciso iter: «Invece che lasciar dichiarare il fallimento, si può nazionalizzare la banca, azzerare il capitale sociale e ricostituirlo. Finanziarla all’1% presso la Bce, capitalizzarla con beni pubblici, e dedicarla ad erogare credito a tassi competitivi con quelli tedeschi per finanziare l’economia reale italiana, le imprese non finanziarie».

Si uscirebbe così dall’affaire Mps. Ancora una volta, una decisione dall’alto. Un’idea, però, non nuova, che tra l’altro, si basa sulla legge. Va ricordata, infatti, la Legge Fallimentare n. 267/1942.

Art. 5  (Stato d’insolvenza): “ L’imprenditore che si trova in stato d’insolvenza è dichiarato fallito. Lo stato d’insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”.

Art. 6  (Iniziativa per la dichiarazione di fallimento) Il fallimento è dichiarato su ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero. Nel ricorso di cui al primo comma l’istante può indicare il recapito telefax o l’indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni e gli avvisi previsti dalla presente legge.

Art. 7  (Iniziativa del pubblico ministero) Il pubblico ministero presenta la richiesta di cui al primo comma dell’articolo 6:

1)  quando l’insolvenza risulta nel corso di un procedimento penale, ovvero dalla fuga, dalla irreperibilità o dalla latitanza dell’imprenditore, dalla chiusura dei locali dell’impresa, dal trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta dell’attivo da parte dell’imprenditore

Praticamente, secondo iure, per l’avvocato Della Luna «non è necessario che sia presente un’irregolarità attuale dei pagamenti, ma basta che questa sia prevedibile soprattutto in base al deficit patrimoniale». Sussistono le condizioni di legge per la dichiarazione del fallimento di Mps.  Se i bilanci verranno accertati  come non veritieri, con passività nascoste, «provocare una rapida ispezione per verificare la criticità dei crediti, anche a campione, presso alcune filiali, potrà accertare la misura delle sofferenze non dichiarate in bilancio». Ma in concreto cosa si tratta di fare? « A seguito dell’istanza di fallimento che auspico venga presentata dal Pm di Siena, la minaccia della dichiarazione di fallimento e della conseguente configurabilità di reati come la bancarotta fraudolenta distruttiva e documentale – reati che, data la gravità dei danni, possono comportare pene sui  10 anni di reclusione e molti mesi di custodia cautelare in carcere non solo per i manager ma anche per i responsabili istituzionali degli omessi controlli e interventi, nonché per il livello politico – può indurre a sanare realmente il male di Mps. E questo maschererebbe le continue iniezioni di denaro pubblico, cioè con il continuo sperpero, perché chiuso un buco ne affiora un altro. E salverebbe le parti deboli di questa vicenda».

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