Le parole della settimana: #trentallora

07 febbraio 2015 ore 3:08, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: #trentallora
Nel 1936 Jesse Owens, americano di pelle nera, vinse sotto gli occhi di Hitler la finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Berlino stabilendone il nuovo record mondiale: 10 secondi e 2/10, un record destinato a rimanere imbattuto per un ventennio.
Se gli dovesse capitare di sfrecciare fra qualche giorno per il centro di Milano sarebbe multato per eccesso di velocità. La sua velocità fu infatti di 35,3 km/h. Ma nel pieno centro di Milano, in quella vasta area che corrisponde all’antica Milano romana, si stanno allestendo cartelli che annunciano il limite non superabile di 30 km/h: #trentallora è l’hashtag della gentile “rivoluzione arancione”, che si è impossessata della città da quasi quattro anni, cioè dalle ultime elezioni amministrative. Il provvedimento trentallora è evidentemente ispirato alla valorizzazione della memoria storica: si prevede infatti di allineare la velocità delle auto con quella della biga romana, del cocchio, se non della più tranquilla lettiga che per quelle antiche vie milanesi duemila anni fa circolavano. Ma questo è solo l’inizio. Nei mesi successivi l’operazione trentallora sarà estesa a tutta la Cerchia dei Navigli: un’area immensa racchiusa da quei Navigli che costituivano un tempo l’orgoglio identitario della città, oltre che una straordinaria opera d’ingegneria realizzata nel corso dei secoli; e che furono prima coperti in epoca fascista, poi interrati in epoca socialista per far posto proprio alle automobili durante il mai abbastanza deprecato Novecento, secolo, com’è noto, “delle idee assassine”. E in effetti il trentallora, seppur sia progetto inverosimile per una così vasta zona di città, suona come un contrappasso storico nei confronti dell’automobile vista come istituzione, come feticcio, come status symbol, regolatrice della nostra vita e della nostra economia, volàno di ogni possibile sperata futura ripresa. Nel mettere in atto il progetto ci si rifà alle indicazioni del Parlamento Europeo che raccomanda di introdurre il trentallora al fine di proteggere i cosiddetti utenti deboli della strada, cioè pedoni e ciclisti. In realtà, escludendo i pedoni che hanno o dovrebbero avere l’esclusiva dei marciapiedi sui quali dei limiti di velocità non sono stati ancora pensati, resta evidente che tutta l’Europa, per il tramite del suo Parlamento, si sta preoccupando esclusivamente dei ciclisti, e lo scopo ultimo è, diciamolo, di portare le automobili alla velocità della bicicletta, comunque inferiore a quella di Jesse Owens. Resterà il problema degli incidenti per sonnolenza: col trentallora ci si appisolerà facilmente al volante. E forse Milano tutta si sta quietamente addormentando, rassegnata a un destino che mai avrebbe previsto o immaginato di decrescita felice.
autore / Paolo Pivetti
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