Anche la Tunisia modifica la Costituzione. E l'Italia rimane indietro...

07 gennaio 2014 ore 12:09, intelligo
di Giuseppe Tetto
Anche la Tunisia modifica la Costituzione. E l'Italia rimane indietro...
Svolta storica per il mondo arabo. A tre anni dalla Rivoluzione dei gelsomini, la Tunisia si prepara a dare un nuovo scossone, introducendo per la prima volta nella Costituzione, la parità fra uomo e donna. Non solo. Si sta lavorando anche per respingere la Sharia come legge di Stato. L'Assemblea nazionale tunisina ha approvato, infatti, un articolo della bozza della nuova Costituzione che, se ratificata, garantirà la parità di genere “senza discriminazione” nel paese nordafricano. “Tutti i cittadini, uomini e donne, hanno gli stessi diritti e doveri. Sono uguali davanti alla legge senza discriminazione”, recita l'articolo 20 della Carta fondamentale, approvato da 159 deputati su un totale di 169 votanti, che spera di vedere la luce entro il 14 gennaio, in occasione del  terzo anniversario della caduta del dittatore Zine el-Abidine Ben Al, che ha dato il via alla primavera araba. Certo, alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno espresso delle riserve sull'articolo 20, evidenziandone alcuni limiti (come non precisare quali sono i diritti dei cittadini e di non chiarire il concetto di discriminazione),  ma se alla svolta costituzionale si aggiunge l’esclusione della Sharia, la legge islamica, dalla base del diritto del Paese, allora la freschezza del cambiamento in atto è sotto l’occhio di tutti.  E l’articolo 1 approvato con 146 sì su 149 votanti recita così:  “La Tunisia è uno Stato libero, indipendente e sovrano. L'Islam è la sua religione, l'arabo è la sua lingua e la repubblica è la sua forma di governo. Non è possibile emendare questo articolo". Una vivacità che dovrebbe essere da sprono per molti Paesi, in modo particolare per l’Italia,  dove l’avvizzimento della classe dirigente e la stagnazione delle riforme costituzionali, la fa da padrona. Uno Stato, quello nostrano, dove non si riesce a cambiare neanche la legge elettorale e dove  anche il solo tentativo di modernizzare e rendere più efficiente la Costituzione viene bloccato prima ancora di sedersi a discutere. Un Paese “Italia” che attende una svolta e che invece si deve giostrare sempre sotto i soliti giochi di partito, dove i cittadini urlano a gran voce una spasmodica voglia di cambiamento, ma le orecchie dei Palazzi del potere sono sempre troppo sorde. E allora la lezione  impartita dalla Tunisia risulta essere ancora più pesante, soprattutto alla luce di ciò che rappresentava lo Stato arabo solo tre anni fa. Oggi, invece, la Tunisia insegna che un cambiamento reale è possibile, che dire “Yes they can” si può dire, ma quanto sarà disposto davvero ad apprendere l’ “alunno Italia”?  
autore / intelligo
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