Unioni civili, Generazione Famiglia: "Alla piazza manca poco. L'associazionismo? Oggi contano le persone"

07 gennaio 2016 ore 9:40, Marta Moriconi
Si è aperto il dibattito sulle unioni civili. Il mondo cattolico appare diviso tra chi è pronto per la piazza e chi per la famiglia individua altre priorità da affrontare. Mentre impazza l'iniziativa "Un'ora di guardia" è cioè un'ora di preghiera in difesa della famiglia, abbiamo intercettato il portavoce di Generazione Famiglia, Filippo Savarese, per chiedergli i prossimi passi in attesa che in Senato si discuta sul ddl che apre alla stepchild adoption. 

Il Forum delle Associazioni Familiari ha espresso la sua posizione in ordine all'uso della piazza e ha parlato di "fallimento" del Family Day del 2007 al di fuori della piazza. Condividete questa analisi?

"No. L'11 maggio 2007 avevo 17 anni, ed ero anch'io a piazza San Giovanni. Non ero impegnato in alcuna realtà pro-family come oggi con Generazione Famiglia, ma nella mia inesperienza avevo comunque perfettamente chiaro che il motivo per cui eravamo tutti lì, un milione e mezzo da tutta Italia, era fermare i DiCo: le "unioni civili" del Governo Prodi, prima tappa di quel piano di rottamazione della famiglia che porta dritto al mercato dei figli con l'utero in affitto. Quella missione fu compiuta. Le famiglie che c'erano lo ricordano bene e si oppongono ad ogni revisionismo storico d'opportunità. Mi dispiace che il Forum non abbia potuto aderire ufficialmente anche alla manifestazione del 
Unioni civili, Generazione Famiglia: 'Alla piazza manca poco. L'associazionismo? Oggi contano le persone'
 20 giugno, e credo che abbiamo bisogno che torni al più presto combattivo anche su questi temi come nel 2007. Le "sue" famiglie però c'erano tutte, e oggi non contano le sigle ma le persone". 

Sempre nella stessa intervista De Palo ha sostenuto la priorità di politiche fiscali relativamente alle famiglie. In questo momento storico, considerando che il 26 gennaio si gioca al Senato la battaglia delle unioni civili, per voi qual è la priorità?

"Agevolare la formazione di famiglie (sostenendo specialmente quelle numerose) con misure economiche e altre provvidenze è un dovere fondante della nostra Repubblica secondo l'art. 31 della Costituzione. In tal senso dev'essere molto più che una priorità nel sistema, dev'essere il sistema stesso. Oggi però si gioca anche un'altra partita, più radicale, in chiave antropologica e culturale: si vogliono approvare leggi per rottamare l'identità della famiglia e i rapporti naturali di filiazione, al grido di "tutto è famiglia" e "il figlio è un diritto". Se permetteremo che ciò avvenga, che si cambi il senso delle parole e la verità delle cose, possiamo dire addio al quoziente familiare, perché le "famiglie" improvvisate saranno talmente tante che il sistema non reggerà il peso di questo paradosso. Che dire poi a chi sostiene che l'utero in affitto debba essere consentito proprio per contribuire al tasso di natalità? Insomma, chi vuole migliorare la vita delle famiglie in Italia deve attivarsi subito perché le unioni civili non siano approvate. Il resto è solo alibi per un colpevole disimpegno".

Il direttore Cascioli nel suo editoriale della Bussola Quotidiana ritiene che queste posizioni siano quelle di Galantino, segretario della Cei. Mentre Bagnasco, il Presidente, ha sostenuto ieri l'importanza di difendere la famiglia non oscurandola con "vincoli simili". Come vi rapportate a questo dualismo della Chiesa?

"Innanzitutto, con autonomia e indipendenza. Generazione Famiglia, associazione aconfessionale, nasce anche dalla consapevolezza di dover sganciare l'impegno per la famiglia dei laici italiani, anche cattolici, da un sostanziale controllo ecclesiale. Anche Papa Francesco ha detto che i laici non devono avere Vescovi-piloti. E' chiaro che fa comodo lavorare in grandi strutture che assicurano mezzi e finanziamenti. Ma la libertà con cui nell'ultimo anno abbiamo potuto fare certe scelte, in primis la manifestazione del 20 giugno, non ha davvero prezzo, e ripaga meglio. Nella CEI c'è un dibattito sui metodi e non sul merito della questione "unioni civili". Ma oggi è proprio il metodo a essere cruciale. Alla CEI tutta chiediamo una cosa sola: per favore, oggi fidatevi della vocazione dei laici". 

La piazza. Per voi è ancora uno strumento a cui ricorrere?

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"Il popolo della famiglia non è telecomandato. Non è uno strumento politico nelle mani di qualcuno contro qualcun altro. Oggi come a giugno, sono le famiglie stesse che ci chiedono di andare in piazza per dire pubblicamente perché la famiglia non va rottamata. Questo è il nostro punto di forza: la spontaneità. Ora entriamo nel vivo del dibattito sulle unioni civili. Seguiamo con attenzione le significative riflessioni dentro il Pd, ma ci deludono i segnali di resa incondizionata di Alfano, che continua a fingere che non sia un tema squisitamente politico da risolvere dentro gli equilibri di Governo: se è davvero contro l'utero in affitto deve aprire la crisi per eviare di sdoganarlo, altrimenti ci prende in giro. La macchina per un nuovo Family Day comunque è già partita su tutto il territorio, ancora una volta coordinata dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli presieduto da Massimo Gandolfini. Continuiamo a sperare che la maggioranza dei parlamentari non procederà con un passo più che falso, fatale. Se i segnali saranno diversi, però, la prossima manifestazione è solo una questione di tempo. Poco". 
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