Gli ultimi dei laureati: così il lavoro italiano non fa rima col titolo di studio

07 gennaio 2016 ore 11:40, Luca Lippi
I tentativi per convincere del contrario l’opinione pubblica sono sempre più pressanti e numerosi, i numeri denunciano che l’Italia non è fuori dalla crisi, migliora troppo lentamente, migliora di risacca sui dati macro, ma non riesce a ottimizzarne le opportunità. C’è una zavorra che rende arduo ogni sforzo necessario a portarci fuori dal baratro nel quale siamo caduti nel 2011, e il dato che preoccupa più di tutti gli altri è la disoccupazione giovanile. Eurostat segnala che poco più della metà dei laureati italiani risulta occupato entro tre anni dalla laurea, all’interno dell’Ue siamo penultimi dietro solo alla Grecia che ha problemi assai peggiori dei nostri. Per i diplomati la situazione è anche peggiore, sembra dai dati di Eurostat che risultino occupati a tre anni dal conseguimento del diploma solamente il 30,5%. Nel 2014 le persone tra 20 e 34 anni in uscita dai percorsi formativi universitari che risultavano occupate erano appena il 45% contro il 76% (dato medio europeo).

Gli ultimi dei laureati: così il lavoro italiano non fa rima col titolo di studio
Facendo il confronto con gli altri paesi europei come Germania, Gran Bretagna e Francia le differenze diventano improvvisamente inconcepibili e inaccettabili, in Germania dopo la laurea trovano occupazione il 90% dei candidati, in Francia il 75,2% e in Gran Bretagna l’83,2%, in linea di massima la capacità di trovare una collocazione professionale è maggiore per i laureati piuttosto che per i diplomati, esattamente come accade anche il Italia, il problema è che in Italia chiunque trova sempre maggiori difficoltà a trovare un’occupazione.
Inutile sottolineare che il crollo del dato italiano è stato determinato oltreché dalla crisi soprattutto dalla stretta all’accesso alla pensione che ha costretto i più anziani a conservare la propria occupazione e per gli esodati (comunque un numero ormai esiguo) a togliere quote di mercato lavorativo ai giovani. Secondo Eurostat, tra il 2008 e il 2014 la media dei giovani occupati a tre anni dal conseguimento del titolo di studio  nell’Ue è scesa complessivamente dall’82% al 76%, il dato assume altra colorazione se ristretto alla realtà italiana che nello stesso periodo segna una contrazione di oltre 20 punti (da 65,2% a 45%). Teniamo sotto osservazione la comunicazione di altri dati, al momento la strategia di rilancio risulterebbe troppo poco incisiva.

autore / Luca Lippi
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