Leitmotiv di Berlusconi contro Renzi e Alfano: "Allarme democrazia, maggioranza illegale"

07 gennaio 2016 ore 12:50, Americo Mascarucci
Il leitmotiv di Silvio Berlusconi sul “governo illegale” è tornato ancora una volta d’attualità in occasione della maratona televisiva benefica organizzata dalla tv pugliese Telerama. 
In Italia come è noto non esiste l’elezione diretta del Premier e i governi si reggono sulle maggioranze parlamentari. Nonostante ciò Berlusconi continua a considerare “illegale” un Governo costituzionalmente votato in Parlamento pur essendo guidato da un Presidente del Consiglio “non eletto” (ma la Costituzione anche in questo caso non prevede che il primo ministro debba per forza essere un parlamentare). Ecco che intervenendo alla trasmissione suddetta Berlusconi è tornato ad attaccare Matteo Renzi e insieme a lui Giorgio Napolitano l’ex Presidente della Repubblica la cui rielezione nel 2013 è stata caldeggiata dallo stesso Berlusconi additato insieme ad Oscar Luigi Scalfaro come l’autore dei “colpi di stato” che hanno portato alle dimissioni forzate dei governi di centrodestra.
Poco importa che quei governi siano in realtà caduti non avendo più le maggioranze parlamentari, a Berlusconi torna sempre utile evocare scenari da paesi sud americani con colpi di stato, regimi illegali e totalitari. Colpi di stato realizzati non con le armi dell’esercito ma con le presunte forzature istituzionali degli inquilini del Quirinale.

Leitmotiv di Berlusconi contro Renzi e Alfano: 'Allarme democrazia, maggioranza illegale'
E allora ecco l'ex Cavaliere scagliarsi contro gli ex parlamentari del Popolo della Libertà che oggi sostengono il Governo Renzi, dimenticando che l'ultimo governo Berlusconi, dopo l'uscita di Futuro e Libertà dalla maggioranza restò in carica per oltre un anno grazie al voto di parlamentari eletti all'opposizione. 
C'è sul tappeto il nodo del rinnovamento dentro Forza Italia e dopo aver annunciato per l'ennesima volta la volontà di portare volti nuovi nel partito ecco l'ennesima retromarcia di fronte alla ribellione dei dirigenti azzurri indisponibili a lasciarsi rottamare: "In Fi non ci sarà nessuna rottamazione soprattutto perché i professionisti della politica sono andati tutti via".  
Peccato però che non meno di due settimane fa l'ex Cavaliere ribadisse come senza di lui Forza Italia fosse condannata a perdere, "sfiduciando" quei dirigenti che ora nega di voler "mandare in pensione". 
C'è poi il nodo delle alleanze non ancora sciolto e il tema della premiership del centrodestra alle politiche del 2018
"Io sono incandidabile e ineleggibile per colpa di una sentenza politica" taglia corto sull'ipotesi che possa essere ancora lui pur riconfermando che il centrodestra ha le carte in regola per vincere se unito fino a superare il 40%.
Silenzio invece sulle amministrative di primavera. Nessuna ufficializzazione per ciò che riguarda la candidatura di Giorgia Meloni a Roma che l'ex Cavaliere gradisce ma fino ad un certo punto, convinto di avere maggiori chance di vincere con l'imprenditore Alfio Marchini sul quale però pesa il veto del Carroccio. Mentre a Milano resta in piedi la candidatura di Alessandro Sallusti che però, sondaggi alla mano, risulterebbe perdente in un possibile scontro con l'ex commissario Expo Giuseppe Sala, grande favorito nelle primarie del centrosinistra in programma il prossimo 7 febbraio. 
Salvini e la Meloni premono perché Forza Italia sciolga i nodi il prima possibile, mentre Berlusconi sempre più preoccupato per i sondaggi negativi sembra deciso a prendere tempo. Resta poi sul tappeto il tema delle liste civiche nei Comuni chiamati al voto in sostituzione delle liste di Forza Italia, ipotesi questa contrastata all'interno del partito azzurro. Ma Berlusconi ha paura di esporre Forza Italia ad elezioni in cui rischia di essere evidente la supremazia della Lega in termini di consensi elettorali. Un regalo a Salvini che a quel punto avrebbe la strada spianata per candidarsi alla guida del centrodestra. 

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