Dopo l’accordo storico, Isis in Libia avanza su camion kamikaze: non era indebolito?

07 gennaio 2016 ore 13:22, Luca Lippi
Alla conferenza di Roma sulla Libia del 14 dicembre ultimo scorso è emerso "un sostegno unanime alla firma dell'accordo" sul governo di unità nazionale prevista per il 16 dicembre. Il fattore "tempo sia fondamentale, dobbiamo accelerare la soluzione della crisi libica, di fronte alla minaccia del terrorismo"."Il passo compiuto oggi", con il sostegno "unanime dei principali players internazionali" all'accordo per un governo di unità nazionale, "se verrà seguito con coerenza dall'impegno di tutti, può essere un punto di svolta per una situazione di crisi che si trascina da troppo tempo". Dunque tutto bene? Sembrerebbe di no! Per Kerry le difficoltà maggiori sarebbero dovute essere il superamento di decenni di dittatura, superabili con l’impegno a favorire la sovranità del popolo libico sul loro destino, 330 milioni di dollari stanziati per accelerare il processo di unificazione politica attraverso la risoluzione delle questioni organizzative e il sostegno umanitario. Passati appena 25 giorni è arrivata subito la risposta del califfato, indebolito, fiaccato e isolato, al punto tale da voler dare un segnale piuttosto concreto della sua presenza, troppo concreto!

Dopo l’accordo storico, Isis in Libia avanza su camion kamikaze: non era indebolito?
Riprende l’avanzata dell’Isis in Libia, dove lo Stato Islamico è passato a una strategia di guerriglia finalizzata a mettere in crisi l’economia del Paese basata sull’esportazione di petrolio. Nelle scorse giornate i miliziani dello Stato Islamico hanno infatti attaccato i due porti di al-Sidr e Ras Lanuf, siti nella parte est del Paese, dove sono dislocati i più importanti terminal petroliferi della Cirenaica. E l’offensiva prosegue con i fatti di ieri, un camion carico di esplosivo è stato fatto schiantare contro un campo di addestramento di polizia a a Zlitan, vicino a Misurata, fatto che ha provocato decine di morti (il numero delle vittime è ancora imprecisato).
L’area è sotto il controllo delle milizie di Misurata, le quali gravitano attorno al governo islamista “di Tripoli”, guidato da Khalifa al-Ghwail, ma che si sono dimostrate disponibili a sottoscrivere l’accordo per un governo di unità nazionale come da mediazione degli inviati dell’Onu Bernardino Leon e Martin Kobler. Erano stati i miliziani di Misurata a prendere il controllo di Tripoli nell’estate 2014, costringendo alla ritirata le milizie della tribù di Zintan, fedeli al governo “di Tobruk”.
L’Isis ha portato la propria “capitale” libica da Sirte a Ben Jawad, che potrebbe rappresentare un ponte di lancio per arrivare ai campi petroliferi dell’area.
Intanto si fanno insistenti le voci di un prossimo intervento della coalizione anti-Isis in Libia, con marines statunitensi specialisti britannici e legionari francesi sotto il comando italiano. Forse ilo ministro Gentiloni ha ostentato troppa tranquillità, non è un errore strategico, piuttosto sottovalutazione del fenomeno, perché non è affatto tutto sotto controllo come aveva detto solo il 14 dicembre.

autore / Luca Lippi
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